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PROGETTO MASSERE - Sicurezza dei Minori sul Web

Nei nostri incontri si parla sempre molto di quanto la realtà digitale abbia modificato il modo di stare in relazione con l’altro. Spesso si recrimina agli smartphone e ai social un inaridimento delle relazioni per come le abbiamo sempre conosciute. Negli ultimi ormai 3 mesi invece siamo stati catapultati in una realtà dove proprio quello  smartphone/pc e quei social sono diventati l’unico modo per mantenere le relazioni siano esse lavorative, scolastiche o amicali.

Oggi tutti noi siamo dietro ad uno schermo, lo siamo da più di due mesi. La stanza e lo schermo sono stati in questo periodo la nostra finestra sul mondo, sono stati i mezzi con cui abbiamo potuto imparare, lavorare, relazionarci con amici e parenti, con cui abbiamo potuto giocare o restare informati. Ognuno di noi ha inevitabilmente aumentato il tempo passato dietro a pc o smartphone e ha dovuto, chi più chi meno, rivalutare e rivedere la relazione con essi. 

Uomo solitario e donna seduta e piangere sul pavimento che soffrono di depressione o rottura della relazione. Vettore Premium

Ci sono però delle realtà relazionali e sociali che già prima di questo lockdown hanno fatto dello schermo la loro finestra di vita e al contempo di ritiro dalla vita come tutti la intendiamo. Sono quelle persone, per lo più ragazzi, che per i più svariati motivi si sono allontanati pian piano dalle relazioni e dalla vita “reale” rifugiandosi invece in quella “digitale”. 

“Ed è così che il tempo personale si fonde con quello lavorativo perchè non c’è niente di smart, è solo telelavoro”
 (Bosio)

Smartworking. Una realtà complessa, a volte tanto desiderata altre tanto temuta dai lavoratori ma mai, come in questo periodo, sta prendendo vita e si sta articolando nei più svariati modi colorandosi di diverse sfaccettature. Sicuramente parlare di smartworking non vuol dire la stessa cosa per tutti, pur essendo un termine utilizzato per di più nelle aziende oggi tocca molti più realtà lavorative che si sono trovare a reinventarsi e a ricalibrare tutto davanti allo schermo. Smartworking inoltre oggi nel parlar comune viene utilizzato per indicare il lavoro a casa ma in realtà smartworking e telelavoro sono concetti ben diversi.

Covid-19 ha sicuramente stravolto la vita di tutti, obbligandoci a cambiare le nostre abitudini, costringendoci a rimanere chiusi in casa, limitando molto le nostre interazioni sociali.

Come primo aspetto sicuramente da sottolineare è che tra tutti i momenti storici in cui poteva capitare, l’essere accaduto durante “l’era digitale” ci sta aiutando ad affrontare e superare alcune di queste barriere. Come spesso diciamo nei nostri incontri, l’avvento di Internet ha i suoi pro e i suoi contro e tra i suoi pro, sicuramente la possibilità di essere collegati anche con chi è fisicamente distante”, è la potenzialità che più di tutte si sta attivando ora. Infatti attraverso le diverse piattaforme e i diversi Social Network adulti e bambini stanno riuscendo a “tenere i contatti” (con chat, videochiamate) a “ricrearsi una routine (come nel caso delle scuole che ha attivato le video-lezioni) e a “fare comunità (con video, challenge, raccolte fondi ecc).

 

Ci siamo presi del tempo, abbiamo ascoltato, letto, guardato. Abbiamo cercato di dare un senso e di trovare le domande dentro di noi.

Abbiamo deciso di partire da noi, da ciò che in questi anni il nostro progetto ci ha fatto incontrare e da ciò che le nostre formazioni e i nostri lavori ci fanno toccare.
Abbiamo scelto di proporre alcuni brevi riflessioni sull’intreccio che questo periodo particolare sta avendo con la digitalità, con quello schermo tanto discusso, vietato o abusato ora diventato il canale per eccellenza per tutti noi tra pregi e difetti, tra potenzialità e pericoli.

 “Cosa vuol dire per me insegnare online?”

Un possibile punto di partenza per le insegnanti che in questo periodo di sono ritrovate sbalzate fuori dalle cattedre e poste di fronte a uno schermo a fare didattica a distanza può essere proprio il domandarsi cosa significa per loro. Fermarsi un attimo e chiedersi: 

Chiedersi queste cose è importante perchè permette di dare un proprio senso alla cosa, di essere un po’ più consapevoli delle fatiche e delle risorse per affrontare una richiesta tanto improvvisa quanto necessaria. Può aiutare ad alleggerire un mandato molto particolare e di forte cambiamento rispetto al proprio lavoro storico, alla propria immagine di insegnante e anche alle aspettative su di sè e sui propri alunni. Può infine portare anche a vedere più chiaramente le potenzialità e i pericoli che questa modalità sta comportando sia da un punto  vista relazionale che legale.

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