Ultime sul pericolo di SELFIE e FOTO

PROGETTO MASSERE - Sicurezza dei Minori sul Web

Maxwell Morton, 16 anni, è stato arrestato con l'accusa di omicidio in seguito alla morte di Ryan Mangan, suo compagno di scuola. Dopo l'uccisione, ha scattato un selfie col cadavere e l'ha pubblicato su SELFIE Snapchat.

È successo a Jeannette, Pennsylvania, come raccontato dal Daily Mirror. Ryan Mangan è stato trovato morto nella sua abitazione.

Il ragazzo ha inizialemnte negato, dal momento che l'applicazione autoelimina i post dopo un tempo determinato dalla pubblicazione. Ma quando i poliziotti hanno trovato in casa sua una pistola di 9 millimetri nascosta sotto le scale del seminterrato ha confessato ed è così stato arrestato. Verrà giudicato come un adulto per omicidio di primo grado. Ora, per la brutalità del delitto, verrà giudicato come un adulto.

FONTE: IL GIORNALE

La diffusione di foto di minorenne senza il preventivo consenso del genitore costituisce un illecito. È necessario, però, effettuare delle preventive precisazioni.
Innanzi tutto, ai fini dell’individuazione del tipo di illecito e del soggetto responsabile (e quindi delle relative tutele), bisogna verificare chi ha scattato le foto e per quale motivo.

È bene distinguere due ipotesi:

a) foto scattate dai genitori (anche di altri bambini) durante una recita, una gita, una festa di classe ecc.

Dopo aver visto l'esplosione del #selfie, essere passati al #belfie (di dietro) eccoci al #underboobs (sotto).

E’ una tendenza americana che si sta diffondendo anche da noi: consiste essenzialmente in una selfie nella quale (prevalentemente una ragazza) solleva la maglietta spingendosi pericolosamente sul confine della censura, ma fermandosi in tempo.

La voglia di farsi vedere, di ricevere like sta giorno dopo giorno colpendo ragazzi e ragazze quindi con il mano lo smartphone via con una foto sotto la tshirt per mostrare seno e addominali scolpiti.

Più del 80% dei ragazzi di Medie e Superiori ha provato a fare un #selfie, più della metà di loro ha inviato o pubblicato foto "SEXY". 

Instagram non ha censurato alcuna foto con #underboobs, qui potete vedere il tutto.

 

 

Ennesimo episodio di SEXTING: l'uomo, 48enne di Bono (Sassari) ricattava la vittima: mms porno in cambio di ricariche al cellulare.
Era già stato detenuto due anni in Svizzera per violenza sessuale

SASSARI - Costringeva una studentessa di 14 anni di Monselice, in provincia di Padova, a inviargli dal proprio cellulare mms che la ritraevano in atteggiamenti pornografici in cambio di ricariche telefoniche. Uno squallido gioco andato avanti per alcuni mesi fino a quando la giovane si è rifiutata di proseguire.

Per tutta risposta Gian Paolo Satta, operaio di 48 anni di Bono (Sassari), ha iniziato a ricattarla, minacciando di trasmettere le foto in suo possesso ad altri studenti, cosa che poi si è verificata dopo il netto rifiuto opposto dalla minorenne. L'epilogo ieri mattina quando i Carabinieri di Bono hanno arrestato l'uomo in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Padova. I reati contestati sono pornografia minorile e tentata estorsione, continuati ed aggravati. I fatti, interamente avvenuti in provincia di Padova, si riferiscono al periodo tra il gennaio e il marzo del 2008. Dall'ottobre 2010 ai primi giorni di questo mese, Gian Paolo Satta è stato detenuto in un carcere svizzero per espiare una pena per una violenza sessuale compiuta nel territorio elvetico. L'uomo è ora rinchiuso nel carcere di Nuoro.

FONTE: Corriere della Sera del 10 Luglio 2012

Civitanova Marche (Macerata), 31 maggio 2012
L’immagine di una dodicenne completamente nuda viaggia per giorni attraverso decine di telefonini. Uno scambio frenetico di Mms tra adolescenti (SEXTING), fino a quando la storia finisce sulla bocca e sui display di tutti ed è subbuglio in un paese dell’entroterra civitanovese dove non si parla d’altro.

Tutto comincia quando la ragazzina, senza niente addosso, si fa un autoscatto e commette la leggerezza di inviarlo tramite messaggio telefonico ad un amico, dodicenne pure lui. Frequentano la stessa scuola media in paese, il secondo anno, e quando lui riceve l’immagine, forse per darsi anche un po’ di arie con i coetanei, commette l’errore di girarla a qualche amico.

E così si innesca una sorta di catena di Sant’Antonio che finisce per coinvolgere una ventina di ragazzini, tutti minorenni e sotto i quattordici anni. Nessuno di loro probabilmente valuta le conseguenze di quel chattare via telefono ma nel paese, che è un piccolo borgo dove tutti si conoscono, quello che dovrebbe rimanere un segreto diventa di dominio pubblico e la notizia della foto imbarazzante fa presto ad esplodere e a diffondersi ovunque.

La mamma dell’adolescente va su tutte le furie e decide di sporgere denuncia ai carabinieri chiedendo successivamente un cospicuo risarcimento danni ad ognuna delle famiglie dei ragazzini accusati di aver ricevuto e poi rispedito la fotografia tramite il telefonico.

Della vicenda si sta occupando il Tribunale dei Minori di Ancona. La foto è rimasta confinata al circuito dei cellulari di un gruppo di ragazzini e non è stata inserita in circuiti web, su You Tube o sui social network tipo Facebook con il rischio di finire in pasto a pedofili, e nemmeno è stata maneggiata da adulti.

Ma tant’è, la Procura dopo la denuncia del genitore procede per diffusione di immagini pornografiche, ma la portata del reato verrà molto probabilmente ridimensionata dalla realtà dei fatti che sembrano essere il risultato di una somma di sciocchezze commesse dagli adolescenti coinvolti, che non si sono resi conto che si stavano infilando in un ginepraio di problemi.

FONTE: IL RESTO DEL CARLINO

La Commissione Europea denuncia: i giovani condividono troppi dettagli privati sui social network esponendosi al grooming (l'adescamento tramite Internet) o al cyber-bullismo.

Quanto sono protetti i minori su Facebook & Co? Se lo è chiesto la Commissione Europea, che ha pubblicato i dati di una ricerca sul tema. Quattordici siti (oltre a Facebook: Arto, Bebo, Giovani.it, Hyves, Myspace, Nasza-klaza.pl, Netlog, One.lt, Rate.ee, SchülerVZ, IRC Galleria, Tuenti e Zap.lu) sono stati passati al setaccio, e altri nove saranno studiati entro la fine dell'anno. I risultati, per quanto migliori rispetto al 2010, non sono ancora sufficienti. Infatti solo due social network, Bebo e MySpace, rendono automaticamente inaccessibili i profili dei minori al di fuori dei contatti scelti. Mentre sono quattro (oltre ai due citati sopra, anche Netlog e SchuelerVZ) quelli preimpostati per impedire ai «non amici» di contattare gli utenti minorenni.

Al contrario, sugli altri dieci siti testati, anche gli sconosciuti possono inviare ai minori messaggi personali o commenti sui profili pubblici. Nel mirino della Commissione Europea sono finite soprattutto le tag delle foto: facilitano le ricerche online di immagini, esponendo i ragazzini al grooming (l'adescamento tramite Internet) o al cyber-bullismo. La ricerca, condotta tra dicembre 2010 e gennaio 2011, fa parte degli studi della Commissione per l'autoregolamentazione dei social network secondo i principi dell'Agenda digitale europea, volta ad aumentare la fiducia nella rete. «I giovani» mette in guardia Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea responsabile dell’Agenda digitale «non sono pienamente consapevoli delle potenziali conseguenze della pubblicazione on line di troppi dettagli sulla loro vita privata. L’educazione e la guida dei genitori sono sì necessarie, ma vanno integrate con altre forme di protezione che si devono protrarre finché i giovani non saranno pienamente consci delle conseguenze delle loro azioni».

Fonte: Repubblica D (Ilaria Lonigro)

Foto dei prof con insulti su Facebook - sospesi dieci studenti di scuola media.

L'episodio è avvenuto a Codogno, nel Lodigiano, e gli scatti che ritraevano i docenti erano finiti su una pagina visibile a tutti. Per il momento, dice la preside, non è scattata alcuna denuncia
Hanno fotografato tre insegnanti e poi hanno pubblicato le immagini corredate di insulti su Facebook in una bacheca aperta a tutti.
Per questo motivo alle scuole medie Ognissanti di Codogno, in provincia di Lodi, dieci studenti sono stati sospesi a vario titolo.
Tutto è successo nelle scorse settimane ed è stato scoperto perché qualcuno tra i ragazzi ha parlato e la vicenda ha fatto il giro della scuola, fino a giungere alle orecchie della dirigente scolastica.
Immediata la convocazione dei genitori degli alunni in questione da parte della dirigente scolastica, Maria Rapelli, insegnante da quarant'anni. Che ora spiega:"Questo è successo perché i nostri ragazzi sono buttati alla mercè della tecnologia senza nemmeno conoscerla adeguatamente". Sospensioni sì, quindi, ma per ora nessuna denuncia.

Fonte: La Repubblica (08 Giugno 2011)

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