Ultime sul SEXTING

PROGETTO MASSERE - Sicurezza dei Minori sul Web

In 40 ore almeno 12 mila autoscatti entrano nel giro dei social network. E da lì vengono catturati dai “mostri”

MILANO – Tutto inizia per gioco: una foto di se stesse/i, più o meno spinta, mandata a una persona della quale ci si fida, che si conosce bene e che magari si ama, o si crede di amare. Da lì quell’autoscatto intraprende un percorso che il teenager non riesce più a controllare, né forse a immaginare, e spesso rischia di giungere a destinazioni virtuali pericolose che abusano dei minori. I giovani utenti non hanno sufficiente consapevolezza della rete e dei suoi rischi e un report ne svela le insidie, sfoderando i numeri allarmanti di un mondo pedo-pornografico parassita e rapidissimo nell’impadronirsi di contenuti mirati. Ecco perché fare sexting può essere molto pericoloso.

IL CAMMINO DI UN AUTOSCATTO - L’iter è questo: la ragazzina invia messaggi espliciti corredati da autoscatti che la ritraggono nuda o anche solo in pose sensuali, erotiche, ammiccanti o semplicemente troppo maliziose. Il ragazzino li riceve sul telefonino e li inoltra a sua volta a un compagno, oppure quest’ultimo glieli sottrae a sua insaputa, oppure ancora, una volta finita la relazione, l’ex-fidanzatino li diffonde di proposito sui social network. Già a quel punto il cammino di quell’istantanea è a rischio e il protagonista o la protagonista della foto non sarà più in grado di gestirla, di recuperarla o di controllarla. Risucchiata dalla rete, l’istantanea scomoda diventa virale, si divulga con la velocità di un virus e soprattutto rischia di essere notata da chi della pedo-pornografia fa un vero e proprio business.

I DATI DELLA IWF - Dalla denuncia della Internet Watch Foundation, charity britannica esperta in tracciabilità e rintracciabilità di contenuti pedo-pornografici, quest’ultima modalità di diffusione degli autoscatti degli adolescenti è diffusissima. La IWF ha provato infatti a contare quante sono le istantanee osé scattate e diffuse quasi per gioco che vengono raccolte dai siti hard, concludendo che i numeri sono preoccupanti e che la stragrande maggioranza di foto e video hard generati dagli stessi giovanissimi vengono prelevati dalla collocazione originaria per essere pubblicati su siti per adulti.

NELLE MANI DEL PORNO - I siti pedo-porno attingono infatti soprattutto dai social network per recuperare foto di minori e alimentare un traffico purtroppo conosciuto.
Secondo Susie Hargreaves, Ceo di Internet Watch Foundation, questi autoscatti espliciti e talvolta persino innocenti costituiscono ormai la fonte principale di approvvigionamento dei siti per adulti, con un danno psicologico, sociale ed emotivo incalcolabile per i giovanissimi. Ma i ragazzi non ne sono consapevoli, non pienamente quantomeno. Per questo la charity britannica ha deciso di contare tutte le immagini self-generated del web approdate a siti per adulti, setacciando il web per 40 ore e individuando, in questa ristretta finestra temporale, ben 12.224 autoscatti rubati da 70 siti dedicati al porno. Il che significa che, fatte le dovute proporzioni, in un arco di tempo più dilatato la mole di foto fai-da-te che finisce nel giro pornografico è impressionante.


COME RIMEDIARE – Inutile dire che sarebbe meglio non diffondere autoscatti hard in rete ed è bene sapere che già nella prima condivisione si perde il controllo dell’immagine. Nel caso in cui però si sia sbagliato e si voglia arrestare il cammino di quell’autoscatto l’unica via è rivolgersi alla polizia postale, che si occupa di controllare tutto ciò che viene diffuso in rete, tutelando soprattutto i minori soggetti a ogni tipo di abuso. Una volta effettuata la segnalazione, la polizia postale si farà carico di individuare il responsabile della pubblicazione e della diffusione dell’ immagine del minore e successivamente proverà a rimuoverla definitivamente dal web. Ma non sempre è sufficiente togliere una foto dai siti parassiti ed è giusto sapere che, una volta postato sul web, un contenuto potrebbe anche risiedervi per sempre. Senza alcun diritto all’oblio.

Fonte: Corriere della Sera 14 ottobre 2013 (Leggi Articolo Completo)

Gran Bretagna divisa dopo la morte di una ragazzina caduta dalla finestra mentre implorava un coetaneo di cancellare un video che la ritraeva in pose sexy.

«La creatura si è fotografata proprio lì, con il nuovo smartphone che gli ha regalato il nonno e ha mandato la foto a una sua amichetta, una compagna di scuola. Eh che tempi...da non crederci...però che si potrà mai fare? Noi genitori dobbiamo rispettare la sua piccola privacy, vero?». E invece no, non dovete rispettare un bel niente: è il consiglio controtendenza, quasi un’intimazione, che Claire Perry, 48 anni, parlamentare conservatrice, madre di tre figli, appena nominata consigliera del premier britannico Cameron per «la prevenzione dello sfruttamento sessuale e commerciale della gioventù», fa nella sua prima intervista al Daily Mail. 

La Perry sostiene che in un mondo dove i ragazzini sono circondati da ogni tipo di pericoli online, i genitori dovrebbero sbarazzarsi della “stravagante” idea che i loro figli abbiano il diritto di tenere segreti i loro messaggi privati. Secondo la consigliera di Cameron, la pratica del “Sexting”, dove gli adolescenti si scambiano immagini delle proprie parti intime, il vecchio gioco del dottore nell’era digitale, è diffusa «in quasi tutte le scuole del paese». Sul banco degli accusati è l’intera società, complice nel permettere anche ai più giovani contatti inappropriati con sconosciuti potenzialmente pericolosi a qualsiasi ora del giorno e della notte. 

Dice la battagliera Claire: «Abbiamo dato ai nostri figli tutte queste possibilità di comunicare in privato, ma abbiamo abdicato alla possibilità di esserne coinvolti. Dobbiamo sentirci in diritto di chiedere. Di fare in modo di essere amici dei nostri figli su Facebook, di poter chiedere loro in qualsiasi momento se quello che stanno facendo è appropriato». 

La deputata conservatrice cerca di mettere in chiaro, per anticipare le critiche, che non sta cercando un impossibile ritorno ai «valori vittoriani», ma piuttosto di affrontare una situazione completamente nuova, determinata dall’impatto delle tecnologia digitale sulla società: “quando eravamo giovani noi, l’idea che i nostri genitori potessero permetterci di comunicare giornalmente con sconosciuti, o ricevere posta o chiamate private, sarebbe apparsa assolutamente bizzarra”. Claire Perry racconta che quando ha chiesto alla figlia di lasciarle vedere gli sms, la ragazza l’ha guardata come se fosse stata una pazza. A rincuorarla è stato il pensiero: «Dopotutto sono io che pago». 

La scorsa settimana il caso di Chevonea Kendall-Bryan ha scosso l’Inghilterra aprendo uno scorcio sugli scambi sul web tra adolescenti. La tredicenne, studentessa della zona Sud di Londra, è morta cadendo dalla finestra del suo appartamento mentre implorava un ragazzo che stava al piano di sotto di cancellare un video che la ritraeva in pose sexy dal telefonino. La crociata contro la privacy degli adolescenti ha subito sollevato le proteste di molti che pensano che la libertà consista nel fare ciò che si vuole. “Per adesso - dice la consigliera del premier - mi sono guadagnata un mucchio di seguaci che mi odiano su Twitter”.

Fonte: La Stampa (Claudio Gallo, corrispondente da Londra)

Spesso abbiamo parlato del nuovo fenomeno che sta colpendo la rete, soprattutto quella dei più piccoli, il SEXTING, negli incontri proposti nelle Scuole (ultimi Medie Barlassina e Lentate sul Seveso) questo argomento è stato trattato con i ragazzi, genitori e docenti.
Vanity Fair il 17 Aprile 2013 ha pubblicato un interessante articolo sui pericoli del SEXTING.
Per leggere l'articolo clicca sopra l'immagine.

Articolo SEXTING - Vanity Fair 17 Aprile 2013

Articolo SEXTING - Vanity Fair 17 Aprile 2013

   

 

L’ultimo report di Telefono Azzurro mostra una preadolescenza inquieta “Cellulari anche prima dei 9 anni, e oltre due ore di pc al giorno per il 64 per cento degli intervistati”

Bambini che ricevono cellulari anche prima dei 9 anni, bambini che giocano a soldi on-line, una ragazza su 4 che manda foto a sfondo sessuale perché glielo chiede il suo ragazzo, oltre sei bambini su 10 che navigano sul pc fino a due ore al giorno: anche dalla tredicesima indagine conoscitiva condotta da Telefono Azzurro ed Eurispes sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza emerge come, nonostante gli allarmi lanciati in tutti questi anni, non ci siano stati molti progressi. 

 

Foto e reputazione a rischio  

Il 23,6% dichiara di aver trovato on-line pettegolezzi o falsità sul proprio conto. A un adolescente su 5 è capitato di trovare in Internet proprie foto imbarazzanti. Sempre più in crescita tra i ragazzi - soprattutto di 16-18 anni - è il sexting, cioè l’invio di testi, immagini e video a sfondo sessuale. Il 12,3% degli adolescenti dichiara di aver inviato sms o mms a sfondo sessuale e il 25,9% di averli ricevuti, per lo più da amici, dal fidanzato/a e da estranei. Sui motivi ci sarebbe da scrivere un trattato di sociologia: un ragazzo su due non ci vede niente di male, ma quasi una ragazza su 4 lo fa perché le è stato richiesto dal proprio ragazzo. La maggior parte degli adolescenti intervistati si diverte nel ricevere questi messaggi. Al 20% delle ragazze, però, dà fastidio.  

Scattarsi una foto e inviarla ad altri è per lo più vissuto come un gioco: i ragazzi non sono consapevoli di scambiare materiale pedopornografico, che può arrivare nelle mani sbagliate, né tantomeno considerano gli effetti sulle persone ritratte. Tra i 16-18enni, un ragazzo su 10 si è trovato in pericolo dopo aver messo online la foto di sé stesso nudo. 

 

Drogati di tecnologia  


Secondo Telefono Azzurro e Eurispes i ragazzi “hanno una mano sul mouse e davanti agli occhi lo schermo di un pc, con l’altra scrivono messaggi sullo smartphone, un auricolare porta ad un orecchio la musica e con l’altro seguono la Tv”. Il 64% dei bambini usa il computer tutti i giorni fino a 2 ore al giorno. Il 60,6% degli adolescenti naviga fino a due ore al giorno e uno su 10 ci passa più di 4 ore. Cosa succederebbe se non potessero connettersi? Più della metà degli adolescenti avrebbe paura di essere tagliato fuori da ciò che accade nel mondo. Altri temono di essere esclusi dalla cerchia di amicizie e di non trovare un partner.  

Anche i bambini sempre più connessi. Quasi la metà degli intervistati ha avuto il primo telefonino entro i 9 anni. Un bambino su 4 lo usa per collegarsi ad Internet. 1 bambino su 4 ha un computer privato cui non hanno accesso i genitori. Spesso il genitore non conosce neanche le password dei figli più piccoli. I bambini sono sempre più attirati anche dal gioco d’azzardo. Uno su 6 ha giocato a soldi: uno su 10 nelle sale giochi, con videopoker e macchinette o online. 

 

Violenza in rete e nella vita  

Ad un adolescente su 3 è capitato che il partner urlasse, ad 1 su 5 che lo insultasse. Come nel caso del bullismo, l’universo femminile ha un ruolo più attivo di quanto si possa pensare: a 1 adolescente su 4 è capitato che la propria ragazza lo insultasse. Sebbene le violenze più comuni siano quelle verbali, 1 adolescente su 6 dichiara di avere amici picchiati dal partner. Il trend aumenta drammaticamente con il crescere dell’età fino ad arrivare al 21,3% tra i 16 e i 18 anni. Molti adolescenti picchiati sarebbero anche minacciati dal partner di diffondere online foto/video privati. Un terzo degli adolescenti dichiara di aver navigato in siti di immagini pornografiche; seguono i siti che incitano alla violenza o al razzismo; in percentuali più basse siti che esaltano l’anoressia o il suicidio.  

 

Gioco d’azzardo  

Il gioco d’azzardo online resta il luogo prediletto per il 39% degli adolescenti, con una particolare preferenza per le scommesse sportive. Uno su 4, invece, gioca alle slot machine nelle sale giochi. Ad uno su 10 capita qualche volta o addirittura spesso di perdere tutti i soldi che ha a disposizione . Gli adolescenti giocano in maggioranza per divertimento o per vincere soldi. Quasi uno su dieci perché attirato dalla pubblicità.  

 

Eppure c’è la crisi  

Cellulari e giochi d’azzardo non isolano del tutto adolescenti e bambini da quello che accade intorno a loro. Secondo quanto dichiarato dai bambini, un genitore su 10 ha perso il lavoro. Quasi il 40% dei bambini sostiene che la famiglia, negli ultimi mesi, è stata più attenta non solo alle spese extra, ma anche a cibo e vestiti. 

Gli adolescenti mostrano più consapevolezza. Più di un adolescente su 2 ritiene che la propria famiglia sia colpita dalla crisi economica, uno su 4 dichiara che si fatica ad arrivare a fine mese. E la paghetta ne risente: un adolescente su 5 dice di averne avuto una riduzione mentre uno su 3 vi ha rinunciato completamente. Oltre la metà degli adolescenti intervistati cerca di spendere meno soldi per le uscite, per i vestiti, per il cellulare e per le nuove tecnologie. Questa situazione è fonte di timori e insicurezze. Il 37,2% degli adolescenti è preoccupato, spesso o qualche volta, per le difficoltà economiche della propria famiglia. Più di uno su due, invece, è preoccupato di non riuscire a trovare un lavoro da grande.

 

FONTE: 16-01-2013 La Stampa (Flavia Amabile)

Ripresi a loro insaputa con la web cam e poi minacciati. Una decina di adolescenti cadono nella trappola del sexting.

TRENTO - lmati a loro insaputa con la web cam in situazioni a sfondo sessuale, venivano ricattati da cyber-truffatori che in li minacciavano di diffondere i filmati in rete se non fossero stati adeguatamente pagati. È successo ad una decina di adolescenti trentini che alla fine si sono rivolti alla polizia postale.

L'episodio si inquadra - osservano gli investigatori - nel fenomeno sempre più diffuso fra gli adolescenti del sexting, che consiste principalmente nello scambio di foto e video a sfondo sessuale, spesso realizzate con il cellulare, o nella pubblicazione in internet tramite chat e social network.

Il meccanisto del sexting. In questo caso i ragazzi, collegandosi ad un sito di "chatroulette", venivano indotti a masturbarsi. Quindi veniva chiesta loro l'amicizia su un social network e successivamente partivano le minacce di diffondere i filmati in rete.

Unica via d'uscita pagare un centinaio di euro. Di fronte a questo ricatto gli adolescenti si sono rivolti alla polizia che ha avviato indagini per individuare i responsabili. Secondo una recente indagine di Telefono azzurro ed Eurispes, nel 2012 oltre un adolescente su quattro ha ricevuto un sms, un mms o un video a sfondo sessuale.

FONTE: ILGAZZETTINO.IT

Paolo e Federica raccontano le loro esperienze di sexting, una moda sempre più diffusa tra i giovani adolescenti (e non solo) in Italia e all'estero

"Ho iniziato per gioco, navigando su internet e cliccando per curiosità sui siti che promettono di trovarti una ragazza nella tua città. Sono timido, ma soprattutto curioso. E così ho conosciuto Sarah L. 13 anni. Prima qualche sms, poi delle foto, ma senza la faccia. Poi dettagli sempre più intimi. E l'eccitazione aumentava sempre di più. Così tanto che ora non riesco a fare a meno del sexting". A raccontare la sua storia è Paolo, 14 anni, di Genova. Frequenta la terza media, non gli piace studiare, ma come tanti coetanei ha un passatempo sempre a cui si dedica anima e corpo (soprattutto corpo): il sexting, ovvero il sesso attraverso foto, video, sms.

Paolo ha deciso di raccontarci la sua storia per telefono, anzi attraverso il cellulare (guarda caso), perché appunto è un ragazzo riservato. "Non solo il solo ad essere timido, nella mia classe sono in molti a non avere il coraggio di "abbordare" una ragazza tra i banchi di scuola o nei corridoi. Lo smartphone aiuta, che male c'è?". Già, che male c'è? Devono essere davvero in molti a pensarla come questo adolescente genovese, se è vero che che il sesso on line è praticato dal 74% degli adolescenti maschi e dal 37% delle femmine. Una percentuale altissima, ma soprattutto in contiua crescita. A fornire i dati è Maurizio Bini, sessuologo e direttore del Centro riproduzione e dell'Osservatorio nazionale sull'identita' di genere all'ospedale Niguarda di Milano.

Ma se per Paolo e per molti come lui il sexting è una cosa assolutamente normale, il guaio, secondo Bini, è che dietro al sesso al telefono, anzi per immagini tramite telefono, c'è altro: "L'anticipo dei tempi di maturazione e il ritardo dell'acquisizione del senso di autonomia e responsabilità hanno prolungato l'adolescenza". Insomma, anche gli over 15 non disdegnano la pratica di eccitarsi nell'inviare e ricevere foto erotiche a conoscenti o anche a perfetti sconosciuti.

È il caso di Federica. Lei, vicentina, ha superato l'adolescenza da un bel po'. Ha soffiato su 35 candeline di recente, è sposata, ha un lavoro che le piace e la gratifica, ma il suo sguardo finisce troppo spesso sullo schermo del cellulare. Il suo è un istinto irrefrenabile. "Mi dà carica, mi dà adrenalina trovare messaggi e foto del mio uomo". Peccato che il suo "uomo" in questione non sia il marito, bensì l'amante, con il quale ha ormai una relazione da diversi anni, all'insaputa del coniuge. Tutto è iniziato con un incontro casuale una sera tra conoscenti. Prima lo scambio dei numeri di telefono, poi gli sms, sempre più frequenti e "hot". Il passo dagli sms alle foto è stato breve. Come quello dal sesso virtuale a quello reale. Ma siccome lei è sposata e lui anche, non sempre è possibile trovare il tempo per incontri clandestini. Da qui il ricorso al sexting. Senza vincoli di luogo né di tempo, è possibile avere emozioni "forti" 24 ore al giorno: bastano un click, una foto nudi, una frase appena accennata e dettagli che lasciano correre la fantasia e aumentano l'eccitazione.

Ma se da adulti c'è una maggiore consapevolezza e il sexting non rappresenta altro che una forma di "tradimento" (per chi ha la fede al dito) o di "sesso alternativo", quando a praticarlo sono i ragazzi le cose si complicano. Secondo uno studio recente, il 20% degli adolescenti invia immagini erotiche, il 40% le riceve, mentre il 25% scatta foto e invia allegati in modo totalmente incosciente a più persone. Le conseguenze possono essere anche molto gravi, ma di questo i ragazzi non si curano.

Il "gioco" è bello e pienamente appagante soprattutto perché "clandestino". "Io fidanzato? Ma neanche per sogno. E anche se lo fossi, non lo direi certo né a voi ne' ai miei genitori". E' sempre Paolo a rispondere, spiegando che il sexting è un rituale da seguire di nascosto da mamma e papà.

Resta da chiedersi: ma loro, mamma e papà lo sanno cosa fa il loro figliolo chiuso in camera per ore o appiccicato costantemente al cellulare?

FONTE: PANORAMA

MILANO - Un tempo c’erano i giornaletti pornografici o gli amici più grandi a fare «scuola di sesso», oggi c’è internet. Ben il 74% degli adolescenti maschi e il 37% delle fanciulle ricorre infatti al web per fare sesso, vedere sesso, sapere tutto sul sesso o addirittura cercare un partner. A portare al centro dei riflettori il tema della sessualità negli adolescenti sono stati gli esperti intervenuti al recente Congresso del Sindacato pediatri di famiglia, proprio perché il pediatra potrebbe rivelarsi un valido punto di riferimento anche per i genitori nell’affrontare questa delicata fase della vita dei figli.

IN AUMENTO - «L'anticipo dei tempi di maturazione fisica e il ritardo di acquisizione del senso di autonomia e responsabilità hanno prolungato la fascia temporale dell’adolescenza – fa notare Maurizio Bini, direttore del Centro riproduzione e del Centro dell'Osservatorio nazionale sull'identità di genere all’Ospedale Niguarda di Milano nonché relatore del congresso -. Se fino a poco tempo fa si stimava nel 60% la percentuale di giovani che praticavano la prima sessualità di coppia in età adolescenziale, tale valore ha subito significativi incrementi. Non solo, la rivoluzione informatica ha complicato le cose perché ha consentito nuovi percorsi, spesso incomprensibili per le generazioni precedenti, per la soddisfazione sessuale individuale».

SEXTING - E si sa, quando si parla di sesso, internet è una miniera d’oro inesauribile con 2 miliardi di siti pornografici, con una possibilità infinita di informazioni e immagini per tutti i gusti e tutte le fantasie. «Quello che si fa sul web non è però influente – avverte Bini -. Le ampie possibilità di scelta e di cambiamento possono infatti avere ripercussioni anche nella vita reale, per esempio, se non si è fedeli al partner “fantasma” di rischia di non esserlo anche a quello reale o, ancora, di fronte a un problema col partner può risultare più semplice cambiare piuttosto che fare un minimo sforzo per appianare le cose. Insomma su internet ci si po’ soddisfare per tutto e poi pretendere altrettanto nella vita reale». La sessualità degli adolescenti oggi passa sempre più anche dal sexting, ovvero parlare di sesso o inviare immagini esplicite attraverso sms, mms e mail.

I RISCHI - «Il sexting - spiega l’esperto - è una pratica che segue un suo rituale ben preciso: il fotografarsi col telefonino nudi o in pose provocanti, in genere in bagno (magari facendo in modo che si intraveda anche un pezzo di specchio), il farlo di nascosto dai genitori, l’inviare le immagini. Secondo una recente indagine, il 20% degli adolescenti ha inviato queste fotografie e il 40% le ha ricevute, il che significa che non esiste solo il sexting attivo, ma anche quello passivo, non voluto, ma ugualmente rischioso per lo sviluppo dell’identità sessuale del giovane. Inoltre il 25% degli adolescenti che pratica il sexting, in maniera assolutamente irresponsabile per le conseguenze, invia le proprie immagini non solo al partner o all’amico in cui ripone piena fiducia, ma a più persone». Il sesso degli adolescenti via internet non va però condannato "tout court”. «Ogni generazione trova i suoi modi per sviluppare la propria sessualità e per contenerla. Sarebbe sbagliato bocciare il web, piuttosto i genitori dovrebbero essere presenti e discreti: capire ma non intervenire. La via migliore resta quella dell’ascolto e del dialogo su tutti i temi, compresa la sessualità» conclude Bini.

FONTE: Corriere della Sera

Che il fenomeno del sexting, l'invio di immagini o testi a sfondo sessuale via cellulare fosse comune, in particolare fra i teenager, lo si sapeva. Quello che si tendeva a sottostimare era l'entità del fenomeno. Secondo uno studio del Dipartimento di Medicina dell'Università del Texas a Galveston, ben il 30 % degli adolescenti americani, di entrambi i sessi adotterebbe questo tipo di comportamento.
La metà degli intervistati – il campione era composto da 948 studenti, di età compresa fra 14 e 19 anni, delle scuole superiori del sudest texano – ha inoltre ammesso di aver ricevuto richieste per inviare foto di sé in costume adamitico a qualche altro studente. I maschi sono apparsi più propensi a effettuare richieste di questo tipo, ma le loro coetanee non si tirano indietro, più di un quinto delle ragazze. Ma dove la ricerca, pubblicata  sulla rivista Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine, ha fornito i risultati più interessanti, è nella correlazione fra comportamenti virtuali e vita sessuale reale.
Il 77 % delle ragazze che aveva spedito col cellulare qualche foto senza veli ha raccontato di aver già avuto rapporti sessuali, contro il 42 % di chi non ne aveva mai inviata una. Più o meno le stesse percentuali dei ragazzi (82 % contro 45 %). Secondo il professor Jeff Temple, coordinatore dello studio, le fanciulle dedite al sexting avevano inoltre maggiori probabilità di indulgere in comportamenti sessuali a rischio: leggi, avere più partner o fare uso di alcool e droghe prima di un rapporto.
Altro elemento significativo: il fatto che il sexting sia diffuso non vuole dire necessariamente che sia sempre ben accetto dagli adolescenti: “quasi tutte le ragazze del campione e la metà dei ragazzi – spiega  Temple – hanno ammesso di essere seccati almeno un po' dalle richieste di immagini, e a più della metà la cosa ha dato molto fastidio, ma continuano a inviarle lo stesso”. Difficile dire di no, specie a quell'età.
Per gli studiosi nel complesso il sexting, lungi dall'essere considerato un fenomeno limitato all'esistenza digitale degli individui, dovrebbe essere preso in considerazione dai pediatri come un'importante spia delle probabili inclinazioni sessuali dei giovani adulti. E più che invocare pene più severe per la diffusione di contenuti semi-pornografici che coinvolgono minorenni, Temple e colleghi propendono per la creazione di programmi educativi che mettano al corrente gli interessati dei possibili rischi per la propria salute (e quella altrui) di un sesso troppo disinvolto. L'importante, è parlarne. “Penso che più parliamo di sesso coi nostri ragazzi – ha dichiarato lo studioso texano a Reuters – meglio è”.

Fonte: LA STAMPA

Pesaro, 22 novembre 2006 — Facevano sesso. O qualcosa che gli assomigliava. E si riprendevano col cellulare. Protagonisti: due studenti di scuola media. Poi «scaricavano» le scene nei telefonini dei compagni di classe. Lo ha scoperto per caso un genitore di una ragazzina che frequenta la «Don Gaudiano». Ha controllato il cellulare della figlia di dodici anni. La quale non c’entrava niente con le immagini scaricate sul suo cellulare ma sapeva perfettamente chi erano i protagonisti della prestazione erotica che scorreva sotto i suoi occhi. Era una sua compagna di classe e un coetaneo di 13/14 anni ripetente che frequenta un altro istituto. Di fronte a questa verità, i genitori della ragazza sono andati dalla preside Rita Caputo ed hanno segnalato quello che hanno visto sul cellulare. E a quel punto è scoppiato il caso.

La preside, che ieri non è stato possibile rintracciare perché fuori città, ha preso provvedimenti. Quali siano non è dato sapere. Al telefono con la direzione dell’istituto, ci risponde la professoressa Maria Assunta Berloni:"Possiamo dire che la vicenda non tocca la scuola né si è verificata al suo interno. Siamo stati interessati da alcuni genitori dopo che la presidenza aveva dato l’ordine di requisire tutti i cellulari che i ragazzi avevano in tasca. Pur essendoci una direttiva precisa che vieta di portarli in classe, gli studenti li avevano ugualmente. E li usavano per passarsi compiti, fare giochi, mandare messaggi e in fin dei conti perdere tempo. Così qualche giorno fa abbiamo controllato classe per classe sequestrando, se così si può dire, un centinaio di cellulari. Li abbiamo riconsegnati a fine lezione inviando un cedolino a casa dei ragazzi chiedendo la firma del genitore per avvertire che in caso di violazione del divieto si vedranno requisire il cellulare per tutta la durata dell’anno scolastico. Successivamente a questo controllo, la preside ha appreso attraverso delle sue fonti ciò che era accaduto. Da quel momento, c’è stata ampia collaborazione tra la preside e i genitori per accertare questa vicenda che ovviamente va affrontata e chiarita. Non per niente sono stati presi dei provvedimenti". Quali sono? "Non sono tenuta a rispondere perché questo è compito della preside. Va rimarcato che c’è stata grande disponibilità da parte di tutti per affrontare la questione".

Ma il primo risultato della vicenda è che tantissimi ragazzini, soprattutto di seconda media, sono tornati a casa chiedendo notizie su pratiche erotiche che hanno lasciato inebetiti genitori, nonni o zii che si sono trovati a dover rispondere ai quesiti. Difficile sapere quanti ragazzi abbiano scaricato nel loro cellulare il filmino pornografico che ritraeva una giovanissima studentessa della «don Gaudiano» con un suo amichetto. Dovrebbe essere stato girato però in un luogo del centro storico intorno alle cinque del pomeriggio. Ai protagonisti poteva sembrare in gioco che era giusto far vedere anche ai compagni di banco tanto per aprirgli nuovi orizzonti. In realtà la circolazione del filmino ha messo sul chi va là come non mai scuola e genitori. Dice al telefono la professoressa Berloni: "Questa vicenda, va detto chiaro, non intacca minimamente la qualità del nostro istituto. Semmai ribadisce che nulla è lasciato al caso, a cominciare dai controlli sui telefonini che non devono essere portati a scuola. Va ricordato che il sequestro dei cellulari è avvenuto prima della scoperta del filmino. Benché la vicenda non riguardi le ore scolastiche e l’istituto, ci siamo immediatamente attivati assumendo dei provvedimenti. Che la preside, se vorrà, potrà spiegare".

FONTE: QUOTIDIANO.NET | ITALIA NEWS

ROMA - Aveva usato il server della biblioteca per non essere scoperto.
Nuovo caso di 'sexting' scoperto dalla polizia postale. Le ragazzine protagoniste delle immagini hard vivono in Lombardia

Sempre più diffuso tra i giovanissimi il fenomeno del 'sexting', ossia uno scambio di foto e video a sfondo sessuale, spesso realizzate con il cellulare, e la loro pubblicazione su internet.
L'ultimo caso, scoperto dalla polizia postale e delle comunicazioni di Catania, riguarda un sito italiano su cui erano visibili alcune foto di ragazze adolescenti, alunne di una scuola media di una cittadina lombarda, ritratte nude e, in alcuni casi, in atti di autoerotismo.

La polizia, coordinata dalla locale Procura distrettuale etnea, ha immediatamente rimosso le pagine e identificato l’autore del sito: un quattordicenne compagno di scuola delle ragazze.
Le immagini sembrano essere state fatte dalle stesse ragazzine con la fotocamera dei telefonini. L'adolescente indagato aveva utilizzato la connessione internet della biblioteca comunale per realizzare il sito sperando in questo modo di non essere identificato.

FONTE: Quotidiano.net

La polizia postale lancia l'allarme sulla diffusione del fenomeno: «Se gli scatti finiscono in mani sbagliate conseguenze nefaste»
BOLZANO - Un ragazzo bolzanino di 14 anni è indagato dalla procura minorile per aver creato un sito internet, sul quale caricava le foto delle sue compagne di scuola seminude e in pose osé.

La polizia postale di Bolzano, che ha provveduto alla chiusura del sito, coglie il caso come spunto per lanciare l'allarme contro questo fenomeno, chiamato sexting, che dilaga tra i giovanissimi.
I ragazzi - spiega il sovrintendente Roberto Santin della polizia postale di Bolzano al quotidiano Alto Adige - non capiscono «che se gli autoscatti finiscono nelle mani sbagliate, le conseguenze possono essere nefaste».
I giovani fanno gli autoscatti per divertimento nei bagni delle scuole, per poi scambiarsi le foto osé, che - una volta inviate - possono facilmente finire anche nelle mani di pedofili. «Noi ricordiamo agli studenti - aggiunge Santin - che un giorno saranno avvocati, ingegneri, architetti e quelle foto potrebbero rimanere nel web per sempre».

Fonte: Il Messaggero (18 Gennaio 2012)

L'indagine della polizia postale di Catania ha consentito di risalire allo studente minorenne che risiede in Lombardia: aveva pubblicato su un sito le immagini delle compagne di scuola media in pose hard.
La polizia postale e delle comunicazioni di Catania ha individuato un sito italiano su cui erano visibili alcune foto di ragazze adolescenti, alunne di una scuola media di una cittadina lombarda, ritratte nude e, in alcuni casi, in atti di autoerotismo.
La polizia, coordinata dalla locale Procura distrettuale etnea, ha immediatamente rimosso le pagine e acquisito i dati informatici utili per risalire all'autore del sito.
Dopo gli accertamenti tecnici necessari è stata compiuta una perquisizione domiciliare, anche informatica, che ha consentito di identificare il responsabile in un ragazzo di quattordici anni compagno di scuola delle ragazze.
La Procura distrettuale ha trasmesso, pertanto, gli atti processuali alla competente procura per i minorenni con sede nel nord Italia. Le immagini sembrano essere state fatte dalle stesse minori con la fotocamera dei telefoni cellulari.
L'adolescente indagato aveva utilizzato la connessione internet della biblioteca comunale per realizzare il sito sperando in questo modo di non essere identificato. Il fatto sembrerebbe essere riconducibile a un fenomeno già conosciuto dalla Polizia postale, chiamato sexting (sex e texting) neologismo che indica l'invio di immagini sessualmente esplicite o di testi inerenti al sesso attraverso i mezzi informatici.
Oggi il sexting è "purtroppo, molto diffuso fra i giovani - spiegano gli investigatori informatici - uno scambio di foto e video a sfondo sessuale, spesso realizzate con il cellulare, e la loro pubblicazione su internet".

Fonte: La Repubblica (13 gennaio 2012)

Chi Siamo | Contatti

Grazie alla nostra professionalità, settori differenti (ing. informatica, psicologia, giurisprudenza), possiamo offrire il massimo del supporto per genitori e figli.

Scopri come è composto il nostro TEAM.

Newsletter