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Il tag nelle foto fa aumentare il rischio di adescamento

La Commissione Europea denuncia: i giovani condividono troppi dettagli privati sui social network esponendosi al grooming (l'adescamento tramite Internet) o al cyber-bullismo.

Quanto sono protetti i minori su Facebook & Co? Se lo è chiesto la Commissione Europea, che ha pubblicato i dati di una ricerca sul tema. Quattordici siti (oltre a Facebook: Arto, Bebo, Giovani.it, Hyves, Myspace, Nasza-klaza.pl, Netlog, One.lt, Rate.ee, SchülerVZ, IRC Galleria, Tuenti e Zap.lu) sono stati passati al setaccio, e altri nove saranno studiati entro la fine dell'anno. I risultati, per quanto migliori rispetto al 2010, non sono ancora sufficienti. Infatti solo due social network, Bebo e MySpace, rendono automaticamente inaccessibili i profili dei minori al di fuori dei contatti scelti. Mentre sono quattro (oltre ai due citati sopra, anche Netlog e SchuelerVZ) quelli preimpostati per impedire ai «non amici» di contattare gli utenti minorenni.

Al contrario, sugli altri dieci siti testati, anche gli sconosciuti possono inviare ai minori messaggi personali o commenti sui profili pubblici. Nel mirino della Commissione Europea sono finite soprattutto le tag delle foto: facilitano le ricerche online di immagini, esponendo i ragazzini al grooming (l'adescamento tramite Internet) o al cyber-bullismo. La ricerca, condotta tra dicembre 2010 e gennaio 2011, fa parte degli studi della Commissione per l'autoregolamentazione dei social network secondo i principi dell'Agenda digitale europea, volta ad aumentare la fiducia nella rete. «I giovani» mette in guardia Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea responsabile dell’Agenda digitale «non sono pienamente consapevoli delle potenziali conseguenze della pubblicazione on line di troppi dettagli sulla loro vita privata. L’educazione e la guida dei genitori sono sì necessarie, ma vanno integrate con altre forme di protezione che si devono protrarre finché i giovani non saranno pienamente consci delle conseguenze delle loro azioni».

Fonte: Repubblica D (Ilaria Lonigro)

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