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Durante i nostri incontri con alunni e genitori nelle scuole, parliamo spesso di ADESCAMENTO e pedofilia indicando come luogo "perfetto" le Chat dei VideoGames.
La Polizia postale di Firenze ha accertato 4 casi di contatti con adolescenti tra i 13 e i 16 anni. Quattro gli indagati, tutti trentenni. I genitori avevano sporto denuncia.

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Non vi è mai capitato di sentir vibrare il proprio smartphone nella tasca dei pantaloni o in borsetta, averlo cercato per controllare la presenza di qualche notifica senza trovare nulla? Stiamo parlando della sindrome della vibrazione fantasma (ringxiety – ansia da squillo – o vibranxiety – ansia da vibrazione).

Ne siamo colpiti tutti, dai più giovani agli adulti, per poterlo spiegare occorre pensare al fenomeno dell'arto fantasma, tale fenomeno si riscontra in persone che, per una ragione o per l’altra, hanno perso un arto (spesso militari e reduci da guerra) eppure hanno la sensazione di averlo ancora. Perciò può capitare che una persona senta un prurito insopportabile a un braccio che non ha più; i neuroni che viaggiavano da quel braccio al cervello non esistono più, quindi i neuroni che arrivano da un’altra parte del corpo hanno preso possesso dell’area del cervello legata al braccio che non c’è più.

La possibilità di ricevere un notifica sul proprio cellulare ci fa spesso ci fa sentire in dovere di rispondere immediatamente ai messaggi (foto, testi, note vocali ecc), questo ci renderebbe più nervosi e irritabili, falsando le nostre percezioni.

Robert Rosenberger, a capo della ricerca pubblicata sulla rivista Computers in Human Behaviour e condotta dai ricercatori del Georgia Institute of Technology (Stati Uniti), ipotizza che «si percepiscano e scambiano come vibrazioni quelli che in realtà sono i piccoli e frequenti spasmi muscolari ed è sorprendente quante persone ne soffrano.

La sindrome della vibrazione fantasma non viene considerata un fenomeno preoccupante, ubbidisce alla crescente dipendenza dalla tecnologia. In certe circostanze, in cui le difese psicologiche sono più basse, tendono a presentarsi queste percezioni illusorie.


Alcuni articoli:

ANSA - Cellulare, sindrome della vibrazione fantasma per 9 persone su 10. Si crede che telefono stia vibrando in tasca ma sono spasmi muscolari [Leggi articolo completo]

SOLE 24 ORE (Salute) -  Sindrome della vibrazione fantasma, ne soffrono nove persone su dieci [Leggi articolo completo]

ADN KRONOS - Sindrome della vibrazione fantasma, così la tecnologia influenza le sensazionii [Leggi articolo completo]

 


Andrea Massa - Progetto Massere - @massere82Autore:
Andrea Massa
Resp. INFORMATICO - Progetto MASSERE

 

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Gli haters sono sempre più presenti nel mondo del web: esiste qualche rimedio nell’ordinamento giuridico?
Dal punto di vista penalistico, otre ad alcuni reati che trovano terreno fertile online (come la diffamazione), occorre segnalare la presenza della legge 25 giugno 1993, n. 205 (nota come legge Mancino).

Tale normativa, nonostante abbia recentemente compiuto 26 anni, risulta di grande impatto applicativo nell’epoca moderna e, in particolare, nel mondo di internet.
Ovviamente, la legge in esame non nasce per punire comportamenti online; tuttavia la sua portata risulta agilmente riconducibile ad attività che, purtroppo, sono sempre più frequenti sul web.

La legge n. 205/93 punisce i “crimini d’odio” prevedendo sanzioni per chiunque diffonde in qualsiasi modo (oggi è sicuramente compreso il web) idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Sono puniti, altresì, coloro che in qualsiasi modo incitano a commettere o commettono violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Dunque, la portata applicativa è riconducibile ad attività relative a questioni razziali, etniche, nazionali o religiose; tuttavia potrebbe risultare un deterrente per disincentivare alcuni “commenti d’odio” che spesso riempiono impropriamente i post online delle notizie di cronaca.

Per approfondire, suggerisco la lettura del "Il Sole 24 Ore" Odio online, ecco quali sono le conseguenze legali

 

 


Autore:
Dott. Matteo Meroni
Resp. Legale

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I Like non saranno più visibili sotto le foto e solamente il proprietario dell'account potrà vedere. Il test ha lo scopo di limitare la visibilità del conteggio degli apprezzamenti disinnescando la dipendenza da 'like' di molti utenti.

Il social network più diffuso tra i ragazzi ha avviato il test in diversi Paesi (tra cui l'Italia): si potrà sempre porre la propria approvazione davanti a un contenuto ma scomparirà la possibilità di vedere quali siano i numeri complessivi raccolti fino a quel momento.

L'esperimento di togliere i like ai contenuti era già stato annunciato da Instagram ad aprile durante F8 (annuale incontro degli sviluppatori del gruppo Facebook). Allora, però, il test era limitato al Canada mentre ora si allarga ad altri contesti, nazioni, community.

Interessanti le dichiarazioni di Tara Hopkins, Head of Public Policy Emea del social network di proprietà di Facebook.
"Vogliamo che Instagram sia un luogo dove tutti possano sentirsi liberi di esprimere se stessi. Ciò significa aiutare le persone a porre l'attenzione su foto e video condivisi e non su quanti Like ricevono. Stiamo avviando diversi test in più paesi per apprendere dalla nostra comunità globale come questa iniziativa possa migliorare l'esperienza su Instagram"

Ora come faranno gli influencer?

Fonte: La Repubblica (17-07-2019) - Instagram rinuncia ai like: non saranno più visibili sotto i post (leggi articolo completo)

Altri articoli:


Andrea Massa - Progetto Massere - @massere82Autore:
Andrea Massa
Resp. INFORMATICO - Progetto MASSERE

Valutazione attuale: 5 / 5

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FaceApp, l'applicazione che ti fa invecchiare è sicuramente tra le mode degli ultimi giorni, ma come funziona? Quali pericoli si nascondono dietro alle nostre foto?

E' impossibile non aver visto qualche vostro amico/a invecchiato visto che quest'app sta invadendo le bacheche dei principali Social, da Facebook a Instagram, da Twitter a WhatsApp sembra essere diventata la vera tendenza dell'estate. Sono ormai milioni i post condivisi negli ultimi giorni, tanto che è diventato virale l'hashtag #FaceAppChallenge.
Ma facciamo un po' di chiarezza rispondendo a qualche domanda che oggi pomeriggio mi ha fatto una mamma.

E' una nuova App? La risposta è NO, l'applicazione ha due anni, (sviluppata da Wireless Lab, società russa fondata da Yaroslav Goncharov), che utilizza l’Intelligenza Artificiale per elaborare le foto ed applicare particolari filtri al volto. Uno di questi semplicemente ti invecchia. In passato l'applicazione era stata accusata  per aver inserito filtri etnici.

Come funziona? Il funzionamento è semplicissimo, dopo aver scaricato l'applicazione è sufficiente scattarsi una foto o sceglierla dalla libreria e sarà possibile modificare il volto: dall'acconciatura fino all'età (è presente la funzione che invecchia, ma anche quella che ringiovanisce). E' possibile anche cambiare sesso, trasformarci in uomini o donne. 

L'App è gratuita o a pagamento? L'App è gratuita, attenzione a parte quello per l’età e pochi altri, il resto degli effetti è a pagamento: per sbloccarli, è previsto un abbonamento.
[Leggere bene le condizioni]

Sembra divertente! Che pericoli può avere? Certo l'App sembra essere veramente divertente, è giusto però riflettere su alcuni aspetti: oltre a quello economico (evitiamo di trovare attivati stupidi abbonamenti sui telefonini dei propri figli) bisogna pensare alla privacy.
Alla base di FaceApp ci sono algoritmi di Intelligenza Artificiale. «Abbiamo sviluppato una nuova tecnologia che sfrutta le reti neurali per modificare in maniera realistica il volto nelle foto» ha spiegato a TechCrunch il fondatore e Ceo, Yaroslav Goncharov. «Il nostro principale elemento di differenziazione è il fotorealismo. Dopo aver applicato un filtro, è ancora la tua foto. Altre app cambiano intenzionalmente un'immagine in un modo divertente, ma non più una foto reale».

Ora vi lascio con qualche domanda/provocazione:

  • Vi siete preoccupati di leggere le condizioni di privacy prima dell'installazione?
  • Bello quel nuovo telefono che fanno vedere in TV, si sblocca da solo con il mio volto. Come funzionerà?

 

Fonte: Il Sole 24 Ore [16-07-2019] - FaceApp, come funziona l’App russa che ti invecchia [Leggi articolo completo]


Video: La Repubblica [16-07-2019]: I social si riempiono di volti invecchiati: FaceApp torna virale

Altri articoli sull'App:


Andrea Massa - Progetto Massere - @massere82Autore:
Andrea Massa
Resp. INFORMATICO - Progetto MASSERE

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Il falso profilo della «sadica Giulia» usato dal 50enne per attirare le vittime, fra gli 11 e i 13 anni, in casa sua, dove le violentava e le filmava, poi le ricattava. L’incubo è durato per tre anni, finché una compagna di scuola ha chiesto aiuto a un’insegnante.

La ricostruzione:
Un uomo di 50 anni che utilizzava in modo massiccio WhatsApp e che, grazie a un profilo falso da «bambina», ha abusato per tre anni di tre ragazzine tra gli 11 e i 13 anni, è stato arrestato grazie a un’insegnante che, attraverso il rapporto di fiducia con un’alunna, ha ottenuto le sue confidenze. L’uomo, residente in provincia di Lodi, è incensurato e soffre da tempo di problemi psicologici (slegati, però, dalla perversione della pedofilia). Secondo l’accusa attirava in casa sua le ragazzine utilizzando il falso profilo, le costringeva a rapporti sessuali con lui e tra di loro e imponeva loro di tornare, sotto costante minaccia di pubblicare online foto e video realizzati durante le violenze. Ora si trova in carcere a Milano. Le accuse: produzione e detenzione di materiale pedopornografico, violenza sessuale e corruzione di minorenni. Lo hanno riferito i militari del Comando provinciale di Lodi. L’uomo è stato arrestato su ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura della Repubblica di Milano.

Una vicenda che «ha i contorni di un film dell’orrore», così l’ha definita il procuratore aggiunto di Milano, Maria Letizia Mannella. Disoccupato, il 50 enne abitava in casa ancora con i genitori anziani, la cui posizione è da vagliare al proseguire delle indagini. Alle vittime si era presentato inizialmente come un bravo vicino di casa. Dopo aver reperito i loro numeri di telefono, però, aveva iniziato a contattarle via WhatsApp usando un’identità falsa, quella della coetanea «Giulia», la «cattivissima e sadica Giulia». «Sfruttando la comune passione per i gattini è quindi riuscito a portarle a casa sua e a violentarle ripetutamente, costringendole anche a rapporti promiscui», ha raccontato lunedì mattina in conferenza stampa a Milano la pm di Milano che ha seguito le indagini, Alessia Menegazzo.

L’uomo diceva alle bambine di essere lui stesso una vittima della «sadica Giulia», che era una «maga», e che dovevano obbedirle se non volevano che uccidesse i loro rispettivi genitori, fratelli e familiari. I rapporti sessuali, che facevano parte di un «rito di purificazione», sempre ordinato dalla «malvagia» ragazzina, erano filmati con telecamere nascoste posizionate in una stanza dell’abitazione dell’uomo, dove i quattro si incontravano. In altri casi, invece, costringeva le tre ragazzine a riprendersi tra di loro e inviare i video e le foto su Whatsapp.

A fine dell’anno scorso il muro di silenzio si è rotto quando, su un profilo Instagram, il 48enne ha pubblicato un’immagine, che ritraeva una delle tre vittime in «una posa erotizzante», dicendo che lo faceva in esecuzione di un ordine di «Giulia». Una compagna di classe della ragazzina l’ha riconosciuta e ha avvisato un’insegnante, che è riuscita a farsi raccontare dalla vittima gli abusi subiti nei tre anni precedenti. Secondo la ricostruzione degli investigatori nessuno dei genitori si era mai accorto di quanto stesse accadendo alle loro figlie.

 

Fonte: Corriere della Sera - Pedofilia, si finge bambina su WhatsApp e abusa di tre ragazzine per tre anni: arrestato

Ulteriori dettagli:

Il Giorno - Lodi, si finge bambina su WhatsApp e abusa di tre minorenni: arrestato 48enne.
Le ragazzine (tra gli 11 e i 13 anni) sarebbero state abusate per anni. La Procura: "Vicenda da film dell'orrore"

RaiNews - Lodi, si finge bambina su WhatsApp: "Mi chiamo Giulia" e abusa per anni di 3 bimbe Arrestato 48 enne incensurato, avrebbe abusato di tre bambine tra gli undici e i tredici anni. Una delle vittime si è confidata con la propria maestra

Corriere della Sera (aggiornamento) - «Sono la cattivissima Giulia»: se l’orco si finge una bambina. Come difendersi: parla l’esperta