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DeepSeek: La nuova frontiera dell'intelligenza artificiale cinese

DeepSeek sta scuotendo il mondo dell'intelligenza artificiale. Questa startup cinese, fondata nel 2023 da Liang Wenfeng, ha sviluppato un modello di IA che promette di rivoluzionare il settore. Ma cosa rende DeepSeek così speciale?

Un modello di IA open-source e potente:

Uno degli aspetti più notevoli di DeepSeek è il suo modello open-source. Questo significa che gli sviluppatori di tutto il mondo possono accedere al codice sorgente e utilizzarlo per creare le proprie applicazioni. Questa scelta ha reso DeepSeek accessibile a un pubblico molto vasto, accelerando lo sviluppo di nuove soluzioni basate sull'IA.

Inoltre, il modello di DeepSeek si distingue per le sue prestazioni: è in grado di elaborare informazioni e fornire risposte in modo estremamente rapido, competendo con i modelli di IA più avanzati al mondo, come ChatGPT.

Instagram introduce i TEEN ACCOUNTS per i minorenni

Instagram oggi presenta gli account per teenager di Instagram: una nuova esperienza per i figli, guidata dai genitori. Gli account per teenager dispongono di protezioni integrate che limitano chi può contattarli e i contenuti che vedono, offrendo anche nuovi modi per esplorare i loro interessi. Verranno assegnati automaticamente ai teenager gli account per teenager e i minori di 16 anni avranno bisogno dell'autorizzazione di un genitore per rendere meno limitante una qualunque di queste impostazioni.

Negli ultimi giorni diversi genitori e alcuni docenti, in cerca di risposte da dare ai propri alunni, ci hanno contattati per chiederci, in riferimento all’ultimo episodio successo al ragazzino di 11 anni di Napoli, informazioni su Jonathan Galindo (uomo con il cappuccio). Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.

Solo 4 giorni fa, un ragazzo di 11 anni si è buttato poco dopo la mezzanotte dal balcone lasciando un messaggio terribile: «Mamma, papà vi amo ma devo seguire l’uomo col cappuccio che ho davanti...non ho più tempo».

Non vi è mai capitato di sentir vibrare il proprio smartphone nella tasca dei pantaloni o in borsetta, averlo cercato per controllare la presenza di qualche notifica senza trovare nulla? Stiamo parlando della sindrome della vibrazione fantasma (ringxiety – ansia da squillo – o vibranxiety – ansia da vibrazione).

Ne siamo colpiti tutti, dai più giovani agli adulti, per poterlo spiegare occorre pensare al fenomeno dell'arto fantasma, tale fenomeno si riscontra in persone che, per una ragione o per l’altra, hanno perso un arto (spesso militari e reduci da guerra) eppure hanno la sensazione di averlo ancora. Perciò può capitare che una persona senta un prurito insopportabile a un braccio che non ha più; i neuroni che viaggiavano da quel braccio al cervello non esistono più, quindi i neuroni che arrivano da un’altra parte del corpo hanno preso possesso dell’area del cervello legata al braccio che non c’è più.

La possibilità di ricevere un notifica sul proprio cellulare ci fa spesso ci fa sentire in dovere di rispondere immediatamente ai messaggi (foto, testi, note vocali ecc), questo ci renderebbe più nervosi e irritabili, falsando le nostre percezioni.

Robert Rosenberger, a capo della ricerca pubblicata sulla rivista Computers in Human Behaviour e condotta dai ricercatori del Georgia Institute of Technology (Stati Uniti), ipotizza che «si percepiscano e scambiano come vibrazioni quelli che in realtà sono i piccoli e frequenti spasmi muscolari ed è sorprendente quante persone ne soffrano.

La sindrome della vibrazione fantasma non viene considerata un fenomeno preoccupante, ubbidisce alla crescente dipendenza dalla tecnologia. In certe circostanze, in cui le difese psicologiche sono più basse, tendono a presentarsi queste percezioni illusorie.


Alcuni articoli:

ANSA - Cellulare, sindrome della vibrazione fantasma per 9 persone su 10. Si crede che telefono stia vibrando in tasca ma sono spasmi muscolari [Leggi articolo completo]

SOLE 24 ORE (Salute) -  Sindrome della vibrazione fantasma, ne soffrono nove persone su dieci [Leggi articolo completo]

ADN KRONOS - Sindrome della vibrazione fantasma, così la tecnologia influenza le sensazionii [Leggi articolo completo]

 


Andrea Massa - Progetto Massere - @massere82Autore:
Andrea Massa
Resp. INFORMATICO - Progetto MASSERE

 

Gli haters sono sempre più presenti nel mondo del web: esiste qualche rimedio nell’ordinamento giuridico?
Dal punto di vista penalistico, otre ad alcuni reati che trovano terreno fertile online (come la diffamazione), occorre segnalare la presenza della legge 25 giugno 1993, n. 205 (nota come legge Mancino).

Tale normativa, nonostante abbia recentemente compiuto 26 anni, risulta di grande impatto applicativo nell’epoca moderna e, in particolare, nel mondo di internet.
Ovviamente, la legge in esame non nasce per punire comportamenti online; tuttavia la sua portata risulta agilmente riconducibile ad attività che, purtroppo, sono sempre più frequenti sul web.

La legge n. 205/93 punisce i “crimini d’odio” prevedendo sanzioni per chiunque diffonde in qualsiasi modo (oggi è sicuramente compreso il web) idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Sono puniti, altresì, coloro che in qualsiasi modo incitano a commettere o commettono violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Dunque, la portata applicativa è riconducibile ad attività relative a questioni razziali, etniche, nazionali o religiose; tuttavia potrebbe risultare un deterrente per disincentivare alcuni “commenti d’odio” che spesso riempiono impropriamente i post online delle notizie di cronaca.

Per approfondire, suggerisco la lettura del "Il Sole 24 Ore" Odio online, ecco quali sono le conseguenze legali

 

 


Autore:
Dott. Matteo Meroni
Resp. Legale

I Like non saranno più visibili sotto le foto e solamente il proprietario dell'account potrà vedere. Il test ha lo scopo di limitare la visibilità del conteggio degli apprezzamenti disinnescando la dipendenza da 'like' di molti utenti.

Il social network più diffuso tra i ragazzi ha avviato il test in diversi Paesi (tra cui l'Italia): si potrà sempre porre la propria approvazione davanti a un contenuto ma scomparirà la possibilità di vedere quali siano i numeri complessivi raccolti fino a quel momento.

L'esperimento di togliere i like ai contenuti era già stato annunciato da Instagram ad aprile durante F8 (annuale incontro degli sviluppatori del gruppo Facebook). Allora, però, il test era limitato al Canada mentre ora si allarga ad altri contesti, nazioni, community.

Interessanti le dichiarazioni di Tara Hopkins, Head of Public Policy Emea del social network di proprietà di Facebook.
"Vogliamo che Instagram sia un luogo dove tutti possano sentirsi liberi di esprimere se stessi. Ciò significa aiutare le persone a porre l'attenzione su foto e video condivisi e non su quanti Like ricevono. Stiamo avviando diversi test in più paesi per apprendere dalla nostra comunità globale come questa iniziativa possa migliorare l'esperienza su Instagram"

Ora come faranno gli influencer?

Fonte: La Repubblica (17-07-2019) - Instagram rinuncia ai like: non saranno più visibili sotto i post (leggi articolo completo)

Altri articoli:


Andrea Massa - Progetto Massere - @massere82Autore:
Andrea Massa
Resp. INFORMATICO - Progetto MASSERE