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Adescamento minori online: i casi, le indagini, le regole

Adescare minori online non è mai stato così facile. A confermarlo, i casi di cronaca e i dati sul comportamento - disinvolto - dei minori nei social network. Ecco le dritte degli esperti e l'intervista al Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza.

La cronaca lo dice: l'adescamento online, detto anche grooming, è in aumento. Complice la disattenzione verso la privacy sui social network. Quasi 1 teenager su 3 dà il numero di cellulare a persone conosciute online.

(dati Save the Children 2011).

Secondo un'indagine di Ecpat (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking):

  • Il 90% ha aperto un profilo Facebook prima del limite minimo di 13 anni imposto dal social network
  • Almeno 2 studenti per classe hanno più di 1200 “amici”.
  • L'80% pubblica una foto al giorno e se compaiono conoscenti non se ne chiede l'autorizzazione.
  • Il 60% ha ricevuto richieste o commenti a sfondo sessuale.
  • Il 90%, in caso di pericolo online, non crede opportuno parlarne coi genitori: ne teme la reazione.

IL CASO

È quello che è avvenuto a Lucca, dove per anni diversi minori sono stati tormentati da un pedofilo senza parlarne mai a casa. Come racconta a D.it Leonardo Leone, portavoce della Questura della città.
Le vittime erano tutti ragazzini della “Lucca bene”? "A me non piace parlare della Lucca bene. Nel mucchio ci sono cognomi che spiccano, molto noti in città, certamente. Il ceto sociale resta medio alto. Non ho neanche capito come l'adescatore individuasse le vittime, ma è ovvio che se individui il primo soggetto vittima poi il cerchio si stringe sulle sue amicizie".
Come è venuto alla luce il caso? "Durante una conferenza stampa suggerii ai genitori presenti: 'Diamo una sbirciatina ai bimbi per vedere chi sono i loro contatti, come utilizzano i loro computer'. In seguito alcuni di loro hanno seguito questo consiglio, e conseguentemente si sono rivolti alla polizia postale perché avevano visto chat strane dei loro figli. Da lì è partita l'indagine. Poi col passaparola sono venuti fuori altri casi. I ragazzi ne hanno parlato all'inizio con imbarazzo e vergogna, avevano 12 e 13 anni, oggi 14 e 15".
L'adescamento come avveniva? "Il caso specifico è diverso rispetto agli altri: in questo i bambini venivano avvicinati fisicamente all'uscita di scuola, o tramite altre conoscenze sempre in ambito scolastico, e successivamente ricattati tramite social network. È stato invertito il modus operandi: la diffusione di immagini erotiche carpite con la violenza, atto cui i bambini erano stati costretti, è stata usata come atto di ritorsione. In una perquisizione informatica di questo pedofilo sono state trovate delle cartelle con dei soprannomi: Cicciobello, Occhi azzurri... Si era fatto una vera e propria biblioteca con i file di ogni ragazzino. Questa è stata la cattiveria di questa persona. Ne ha distrutti parecchi: più di 20 accertati. La Polizia Postale li ha sentiti in modo protetto, con l'ausilio di psicologi all'interno di strutture sanitarie".
La differenza di età tra adescatore e vittime è spesso poca. Come leggere i segnali di "allarme"?
"Si, questo rende tutto più difficile perché una frequentazione tra coetanei o con persone di solo qualche anno più grandi, anche in chat, spesso non desta sospetto nei genitori. Per questo dobbiamo fare sempre attenzione a chi frequentano i nostri figli sui social network, come 30 anni fa mio papà si preoccupava di sapere con chi andavo dopo che uscivo da scuola".

Vincenzo Spadafora, classe '74, è il primo Presidente dell'Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza in Italia. Dal 2008 al 2011 è stato presidente dell'Unicef, il più giovane al mondo. Ecco cosa dice a D.it sul grooming.

Ha definito i rapporti tra minori e nuovi media 'una vera emergenza'. Cosa intende?
"Come dicono anche i maggiori esperti in materia, i nuovi media non sono solo un nuovo strumento di comunicazione, ma un vero e proprio ambiente all'interno del quale stanno mutando le modalità di socializzazione, informazione e sviluppo dei bambini e dei ragazzi. Sottovalutare questo aspetto può comportare una totale cesura tra generazioni".
Facebook, nel suo regolamento, vieta ai minori di 13 anni di aprire profili. Il divieto non viene rispettato. Qual è il suo auspicio?
"E' importante che piattaforme social come Facebook e tutti gli altri che nascono in continuazione, aumentino sempre più il loro impegno a garantire meccanismi di tutela ed auto-tutela degli utenti, soprattutto minorenni, che possano ridurre la possibilità che operazioni apparentemente innocue procurino danni agli utenti".
Spesso accade che le vittime, per ingenuità, "facciano il gioco" degli adescatori?
"Molto spesso il 'cattivo' utilizzo avviene all’interno del proprio circuito amicale o di conoscenze. Però è necessario che i ragazzi siano consapevoli del rischio che corrono fornendo informazioni personali ed immagini private, pubblicate senza immaginare che queste possano essere viste ed utilizzate anche da perfetti sconosciuti".
Cosa consiglia ai genitori?
"Spesso ricorrono a divieti nell’utilizzo del computer, mentre la pubblicazione di foto generalmente avviene tramite applicazioni dal cellulare. Per questo è importante che anche loro siano informati adeguatamente e sappiano supportare i figli, prima di tutto attraverso il dialogo e l’ascolto. Proprio come per la vita “reale”.

FONTE: LA REPUBBLICA (Leggi l'articolo completo qui)

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