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In questi giorni anche decine di rodigini sono caduti in questo subdolo tranello del web. A trarli in inganno ancora il social network Facebook. Le vittime si sono viste chiedere l’amicizia da prorompenti ragazze, tutte straniere, seguita da messaggi ammiccanti e immagini osé.

Dopo aver accettato la conoscenza virtuale, trascorso un periodo breve fatto di conversazioni e piccanti confidenze, le ‘nuove’ amiche avrebbero lanciato la consueta proposta: «Facciamo un gioco? Non lo saprà nessuno. Ora mi spoglio io e poi tocca a te».

Una volta ricevuto il video dell’ignara vittima, ecco il ricatto. «Se non mi versi 1000 euro, invierò il video a tutti i tuoi amici, tramite youtube e facebook». Un tunnel senza fine, perchè non si ferma certo con l’invio del denaro: «Si prosegue con altre richieste di soldi, meno elevate ma egualmente stressanti — spiegano dalla polizia postale —. Un piano diabolico fatto di continue email e messaggi in chat, dove i ricattatori sembrano essere a conoscenza di molti particolari della vita privata della vittima prescelta, acquisite proprio attraverso le informazioni presenti sul social. Una tecnica ben collaudata quella delle sexy ricattatrici, che in questo ultimo periodo sta facendo centinaia di vittime. Decine, infatti, le segnalazioni alle forze dell’ordine, relative a strane richieste d’amicizia che molti utenti di Facebook, soprattutto maschi, ricevono da un mese a questa parte, da presunte ragazze straniere.

«Dopo aver raccolto diverse denunce anche in Polesine — spiegano gli agenti — siamo riusciti a risalire alla provenienza delle ricattatrici. Il giro malavitoso avrebbe origine in Algeria e Marocco e dietro alle presunte ragazze si celerebbe, in realtà, una vera e propria banda specializzata in estorsioni in rete». Sarebbero, infatti, utilizzati video e immagini hard rubati al web, appositamente per attrarre i ‘clienti’, inducendoli a eccitarsi e a spogliarsi in diretta.

«L’unica soluzione per porre fine al ricatto — spiega la Postale — è quello di togliersi per un periodo dai social network, così da non poter essere rintracciati. Una piaga quella del sexy ricatto che si complica ulteriormente quando riguarda i minori. I malviventi in questi casi, non si limitano alle richieste di denaro, ma addirittura incutono terrore ai ragazzi, dicendo loro che saranno accusati di pedopornografia».

Diverse le denunce pervenute in questi giorni dalla Polizia postale di Rovigo, ma si presume che i casi siano almeno il doppio, visto che molti rinunciano alla denuncia per paura.

FONTE: RESTO DEL CARLINO (Leggi l'articolo originale qui)

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Si mettono in mostra e spopolano su social come Ask.fm o Instagram.
Profili di teenager pieni di "selfie" ammiccanti. #SEXTING Esposti senza protezione al lato oscuro del web.

Negli anni 90 "non era la rai" il sogno delle adolescenti italiane desiderose di ottenere il classico quarto d’ora di celebrità.
Era calcare il palcoscenico di uno show quotidiano in onda sulle allora reti Fininvest, passato alla storia perché vivaio di tutta una generazione di poco vestite starlette o aspiranti tali. Ora i teenager italiani – soprattutto ragazzine nate a cavallo degli anni attorno al 2000, ovvero gli appartenenti alla generazione dei Millennial – non sognano più di accalcarsi ai cancelli di Cinecittà,, in cerca di un ingaggio televisivo. Hanno un nuovo e più diretto strumento che garantisce loro visibilità e celebrità in poche mosse: il web, o meglio alcuni angoli del web.
 
Loro si chiamano Sabrina, Sara, Lucrezia, Chiara, Asia, Ester: tutte minorenni, con un uso sapiente dei social network e delle piattaforme blogging sono piccole stelle del web. Molte di loro partono come semplici, belle ragazze molto conosciute nella scuola che frequentano. Il passo successivo avviene tramite Ask.fm, social network assai popolare fra i teenager italiani, noto alla cronaca più che altro per la funzione di "domanda-risposta" anonima, funzione ritenuta alla base di numerosi casi di #CYBERBULLISMO, talvolta sfociati in tragedia. 

Ask.fm non è solo il luogo delle domande e delle risposte anonime, per gli adolescenti italiani: è anche il luogo dove, in un fitto gioco di acerbo corteggiamento, nasce la celebrità de "le più belle ragazze di Ask", pagine dove gli utenti stessi segnalano e condividono foto delle coetanee ritenute più graziose. Le foto lasciano poco all’immaginazione: si tratta di selfie nella maggior parte dei casi, ma in pose ammiccanti. Se alle loro spalle si notano comunissime case e panorami della provincia italiana, in primo piano le foto mostrano – col passare del tempo – ragazze sempre più consapevoli della loro celebrità: all’aumentare dei like e delle richieste di postare foto in pose carine, aumenta anche la notorietà dell’utente. Che, spesso, travalica il ghetto dell’anonimato adolescenziale di Ask e sbarca sugli altri social: con numeri da brivido, se si pensa che foto di minorenni celebri per null’altro che per il loro aspetto fisico raccolgono migliaia di "mi piace" su Facebook e che i loro profili raccolgono altrettante migliaia di follower. Se una liceale dell’hinterland napoletano e aspirante modella ha oltre 86.000 utenti follower su Facebook, cioè molti di più di quanti ne abbiano Daniela Santanché (69.000) o Dario Franceschini (26.000), si comprende la misura del fenomeno. Che genera innumerevoli tentativi di imitazione. Esponendo i meno abili agli attacchi verbali di un numero potenzialmente enorme di utenti anonimi. E i suicidi di minori travolti dalla violenza digitale e dal cyberbullismo sono ormai un dato di cronaca rilevante.

Le più popolari fanno anche un passo successivo: approdano alla moda, o almeno alla versione cittadina e provinciale della stessa. È il caso di Sabrina, provocante bellezza multietnica, passata in pochi mesi dallo status di starlette di Ask a quello di testimonial per piccoli brand: oggi posa in servizi fotografici per pubblicizzare accessori. O anche di Chiara, 16 anni, il cui blog di moda vanta un successo che nasce dal seguito di fan accumulato prima su Ask, a suon di autoscatti in bikini e duckface - ovvero la diffusissima posa a labbra imbronciate - e poi su Facebook, condividendo foto che la ritraevano mentre provava abiti nei camerini delle boutique del centro. Altre, come Dalila, tentano la strada dei concorsi di bellezza. 

I ragazzi non sono da meno: utenti da 16 anni e decine di migliaia follower, sono piccole star tanto di Ask quanto di Facebook.Il numero dei follower, peraltro, tanto in questo caso quanto nei precedenti, non è verosimilmente gonfiato da pacchetti a pagamento,come spesso accade: questi adolescenti hanno un altissimo numero di interazioni con gli altri utenti. Commenti, domande, migliaia per ogni foto: tutto conferma che, nella cerchia dei loro coetanei, queste piccole celebrità nate su Ask stiano davvero vivendo i loro 15 minuti di fama che – per qualcuno di loro – si protraggono con altre esperienze, Ma sempre legate al web: come scrive Sabrina sul suo profilo Facebook, criticando "Uomini e Donne", lo show condotto da Maria De Filippi, "Che senso ha andare in un programma televisivo a cercare un ragazzo?". Meno di 10 anni fa, ragazzine come Sabrina si accalcavano alle porte dei casting per quel tipo di show. Oggi non serve: ci sono Ask.fm – o anche Instagram, Tumblr – per mostrare le proprie foto, farsi conoscere e diventare una celebrity.

FONTE: LA REPUBBLICA (Leggi l'articolo completo QUI)

Su internet le foto di minorenni nude, nel giro anche ragazze di Salerno.Dopo le sette liceali di Cava de' Tirreni gli inquirenti hanno già individuato tre giovani del capoluogo.

SALERNO - I selfie nudi, gli autoscatti delle ragazze minorenni del salernitano aumentano. Non solo più soltanto sette, e soprattutto non solo soltanto di Cava de' Tirreni, le adolescenti che hanno postato su internet le proprie fotografie senza veli in pose che definire maliziose diventa riduttivo. Adesso le giovani coinvolte sono undici.

Tre sono della città di Salerno. Le foto rinvenute dai militari, mano mano che passano i giorni, aumentano completando book fotografici allo specchio in autoscatto. La diffusione di questo materiale oltre a viaggiare su una nota applicazione per telefonini di messaggistica è approdata anche su un applicazione di condivisone foto.

Lo stesso staff prontamente ha eliminato le immagini e consegnato il materiale ai carabinieri che continuano a indagare allargando sempre di più la cerchia. Per il momento nessuna delle ragazze sembrerebbe essere stata fotografata senza il suo consenso e non ci sarebbero stati casi di abusi. Ma gli inquirenti pensano che dietro molte foto ci sia qualche maggiorenne che abbia potuto istigare le adolescenti a inviare quelle fotografie.

Al momento il materiale circola ancora in rete perché non oscurate da nessun server anche per permettere di individuare più facilmente gli artefici delle condivisioni. Le indagini procedono molto velocemente affinché tutte queste foto evitino di finire su circuiti pedopornografici.

FONTE: CORRIERE DELLA SERA (Leggi l'articolo completo QUI)

Infographic: Selfie-Censored

Un articolo interessante uscito sul Corriere della Sera fa riflettere sempre più sul problema del SEXTING, più volte abbiamo trattato le sue cause e conseguenze ma chi lo fa? A che età si inziare realmente a sentire il bisogno di inviare foto ad amici e amiche?

Questi sono alcuni paragrafi dell'articolo:

Non sono solo messaggi inviati da un cellulare. Ma qualcosa di più. Un bimbo che frequenta la quarta elementare spedisce alla sua compagna di classe una foto di se stesso nudo mentre si fa la doccia. Ha 9 anni, lo ha visto fare a un suo amico che a sua volta ha ricevuto una foto di una compagna di classe in costume da bagno. Sicuramente un’immagine più discreta, ma è solo il primo di numerosi messaggi con toni sempre più espliciti.

I dati che hanno raccolto gli psicologi Andrea Marino e Roberta Bucci dell’Istituto di Terapia Cognitivo-Interpersonale di Roma parlano chiaro e sono allarmanti perché riguardano i ragazzi molto giovani. L’età media si abbassa fino ad arrivare a bambini di 8 - 9 anni, quando il Sexting è considerato reato.


Un ragazzo su 5 ha trovato proprie foto imbarazzanti in Rete, mentre un anno prima la percentuale era solo di uno su 10. Quanto ad ammettere di voler fare “sexting”, solo il 12,3% dice di aver inviato materiale a sfondo sessuale e comunque nel 41,9% dei casi i giovani dicono di non vederci nulla di male nell’averlo fatto.

La dipendenza da cybersesso brucia le tappe. Se prima un dipendente sessuale ci metteva più tempo ad essere totalmente assuefatto, ora i tempi sono immediati.

Leggi l'articolo completo su: Corriere.it

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Ha minacciato di diffondere via internet foto osè di due tredicenni se non avesse ricevuto da loro dei soldi. In realtà, probabilmente, quelle foto non esistono.

SAN MINIATO (PISA) - Ha minacciato di diffondere via internet foto osè di due tredicenni se non avesse ricevuto da loro dei soldi. In realtà, probabilmente, quelle foto non esistono ma le due ragazzine hanno comunque avvisato i loro genitori ed è scattata poi la trappola che ha permesso di arrestare un marocchino non ancora sedicenne per estorsione.

CONTATTO TRAMITE FACEBOOK - Il giovane aveva contattato le due conoscenti tramite Facebook minacciando di divulgare le loro foto intime se non lo avessero pagato: le ragazzine hanno raccontato tutto ai genitori e immediatamente è scattata la denuncia ai carabinieri. Quando le due adolescenti, nei giorni scorsi, si sono recate all'appuntamento con il marocchino c'erano anche i militari che lo hanno arrestato. Il provvedimento è stato convalidato dal tribunale per i minori di Firenze. Le due ragazzine negano di essersi fatte fotografare da lui e gli inquirenti non hanno sequestrato immagini, mentre hanno acquisito i messaggi sul web con la richiesta di denaro.

FONTE: CORRIERE DELLA SERA

Undici minorenni rinviati a giudizio per detenzione e diffusione di immagini pedopornografiche.

Sette ragazze e quattro ragazzi. Tutti tra i 14 e i 17 anni. Questa è stata la decisione presa dalla Procura dei Minori dell’Aquila che, il 30 agosto scorso, ha concluso le indagini preliminari circa la diffusione di una foto che ritraeva una ragazzina di 14 anni nuda, in bagno. Un’immagine sconvolgente che era stata divulgata dopo che la quattordicenne si era scattata da sola delle foto per poi inviarle a quello che sembra essere il suo ex ragazzo. Poi, però, la foto è finita su Facebook e inviata via Whatsapp. Una sorta di gioco pornografico, durato circa un anno e che ha coinvolto decine di ragazzini della Conca Peligna. Un’immagine che ha suscitato un vero e proprio «scandalo», visto lo scambio continuo tra i telefonini dei minorenni della foto che ritraeva la giovane nuda. Nella vicenda, è coinvolto anche un 25enne che, al momento, non risulta indagato. La storia ha avuto inizio nel gennaio scorso. La ragazza, oggi quindicenne, si era scattata delle foto da sola e, subito dopo, le aveva inviate tramite cellulare a due sole persone, considerate da lei degli amici. Un 17enne ed un 25enne. Ma quella foto, aveva scatenato, in uno dei due, almeno da quello che si vocifera, una voglia sfrenata di avere un rapporto sessuale con lei. Una vicenda che aveva lusingato la minore che si era sentita «voluta» a tutti i costi da alcuni ragazzi più grandi di lei. Forse, la ragazza, aveva pensato che quell’immagine sarebbe rimasta segreta ma ha dovuto scoprire che invece così non è stato. La foto, infatti, ha fatto il giro dei cellulari dei compagni di scuola, che in pochi minuti l’avevano condivisa tramite messaggini e su Facebook, addirittura, era stato aperto un profilo con uno pseudonimo, quello di Giorgina, da parte di una sua amica, allora sedicenne che, pubblicò la foto di lei nuda con una maschera sul volto. La ragazzina, durante l’interrogatorio davanti ai carabinieri di Sulmona qualche settimana dopo l’accaduto, si è giustificata dicendo «non pensavo che una foto inviata a due persone, che ritenevo amici, potesse scatenare tutto questo disastro». Un gioco, forse così lo avevano inteso i tanti amici di scuola che ha portato, 11 ragazzini, ad essere sotto inchiesta da parte della magistratura. I minori, quasi tutti di Sulmona, con due ragazze di Pratola Peligna e Bugnara e un giovane di Pettorano Sul Gizio sono stati accusati di divulgazione di materiale pedopornografico. Alcuni ragazzini, iscritti nel registro degli indagati avrebbero detto «Non sapevamo assolutamente che quello che stavamo facendo tramite Whatsapp fosse un reato, altrimenti non ci saremmo mai permessi. Volevamo giocare, nulla di più. Invece abbiamo scatenato delle reazioni che mai ci saremmo aspettati». Al momento i giovani, hanno due settimane di tempo per giustificare il loro gesto, attraverso le memorie difensive presentate dai rispettivi legali, così come previsto dal codice di Procedura Penale.

FONTE: IL TEMPO 19 settembre 2013