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Roma, 21 giugno 2012 - Un minore su 2 è stato contattato via web più volte con proposte indecenti da sconosciuti. A 3 minori su 10 è stato chiesto un appuntamento al buio. Il 30% di chi ha subito un tentativo di adescamento ha meno di 15 anni.

Più di 200.000 minori hanno accettato proposte oscene in cambio di una ricarica telefonica. Sono alcuni dei dati emersi da un’indagine condotta in aprile dall’Istituto demoscopico SWG ed elaborati dal Moige - Movimento Italiano Genitori, che avvia una campagna di sensibilizzazione attraverso il numero solidale 45509, che serve anche a raccogliere fondi per un progetto di contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia.

La campagna ha per titolo “Ogni genitore dovrebbe sapere che”, e nasce dai preoccupanti risultati della ricerca condotta su un campione di 600 ragazzi utilizzatori di internet, di età compresa tra i 16 e i 21 anni, di entrambi i sessi e di tutte le regioni italiane. Dai risultati emerge che il tempo di navigazione medio si attesta tra le 3 e le 4 ore giornaliere. Ma osservando i dati nel dettaglio si rileva che, a fronte dei due terzi dei ragazzi che naviga sul web non piu’ di 3 ore al giorno, ne troviamo piu’ di un terzo (soprattutto maschi) che lo fa per oltre 5 ore.

Sul fronte dei limiti e delle preoccupazioni dei genitori, il dato per nulla rassicurante evidenzia come siano meno del 20% i padri e le madri che pongono dei limiti ai propri figli sul tempo di navigazione, mentre la maggioranza assoluta (79%) si fida di loro e non fissa alcuna restrizione. E tra le cose da non fare navigando, i genitori consigliano in particolare i figli di non accettare incontri con sconosciuti e di non fornire dati personali.

Preoccupa su questo fronte - dice il Moige - quel 17% di genitori che non dà nessun consiglio ai figli su come muoversi e cosa non fare. Social network, informazione e posta elettronica sono le opportunita’ offerte dalla rete maggiormente utilizzate, cui seguono il download di musica e film; meno gettonati la chat e il gioco. L’utilizzo di programmi d’incontro tramite chat riguarda circa un terzo dei ragazzi, soprattutto i più piccoli; oltre la metà dichiara di non aver mai utilizzato questo strumento. Ben 6 ragazzi su 10 non hanno computer dotati di sistemi di sicurezza e filtri per il controllo di accesso a siti dai contenuti pedopornografici e violenti. Quattro ragazzi su 10 vengono approcciati in Internet da sconosciuti per chiedere dati personali o fare proposte indecenti (40% del campione, percentuale che sale a 52% per le femmine, cioe’ 1 ragazza su 2) e per la maggior parte si tratta di minorenni.

La reazione della maggioranza è di interrompere subito la connessione, ma un terzo di coloro che hanno vissuto questa esperienza ha continuato a ‘chattare’ seppur senza rivelare i propri dati. Ciò che colpisce è soprattutto che la metà di coloro che hanno avuto questo genere di esperienze non ne abbia fatto parola con nessuno, e che solo una piccola parte ne abbia parlato con i genitori, e ancor peggio che un 4% abbia accettato di corrispondere alle proposte ricevute.

La pedofilia è una piaga che affligge ogni anno migliaia di bambini che subiscono abusi sessuali e i numerosi fatti di cronaca confermano che siamo in presenza di un’emergenza reale da affrontare subito e con ogni arma. I casi di adescamento, ad oggi, sono anche molto frequenti sul web, soprattutto a causa dei social network che consentono ai pedofili un contatto diretto con le piccole vittime. C’e’ da aggiungere, inoltre, che i casi denunciati sono solo la punta di un iceberg che rimane spesso celato dalla vergogna e dalla paura; dopo il dramma questi minori spesso restano soli, umiliati e non capiti.

Il Moige è in prima linea da anni nella lotta contro la pedofilia con campagne nazionali di sensibilizzazione, con tour educativi e informativi itineranti mettendo a disposizione psicologi, avvocati, educatori, il numero verde 800 93 70 70 e il sito internet www.prevenzionepedofilia.it, con l’obiettivo di combattere la pedofilia anche nei nuovi ambiti in cui si sta presentando - in particolare attraverso il web, per un corretto e responsabile uso della rete.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.moige.it Per rendere l’azione ancor piu’ completa ed efficace, il Moige ha intenzione di organizzare nelle scuole e nelle piazze attività di prevenzione e formazione per spiegare ai minori come riconoscere e sapersi difendere dai pedofili. I destinatari principali del progetto saranno gli alunni, i genitori ed i docenti delle scuole, che avranno la possibilità di essere coinvolti, formati e informati da operatori qualificati e preparati su tali tematiche, attraverso iniziative specifiche sul tema della prevenzione all’adescamento pedofilo e dell’abuso. Sarà distribuito materiale informativo a supporto della campagna e sarà inoltre sviluppata un’intensa attività sul web per favorire una maggiore informazione sull’argomento.

FONTE: quotidiano.net

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I due studenti di un istituto superiore di Sansepolcro non sono stati ammessi all'esame di maturità. L'ultima bravata è andata ad aggiungersi al profitto modesto.

Sansepolcro, 28 giugno 2011 - E' proprio vero che su Facebook può succedere di tutto. Persino che un paio di studenti sbarbatelli usurpino il nome e la foto di un loro insegnante per chattare, con proposte sempre più esplicite, insieme a una coetanea pure lui studentessa, ma ancora minorenne. E' durata poco ed è finita con una sospensione dalle lezioni che ai due ragazzi è costata l'esclusione dall'esame di maturità.
Per loro infatti la mancanza disciplinare è andata a sommarsi al profitto piuttosto modesto.

Comincia tutto nel laboratorio di informatica della scuola. I due adolescente si costruiscono un profilo per il quale utilizzano non i loro nomi ma quello di un loro prof, foto compresa. Poi l'avventura in chat, a caccia di una ragazza che sia disponibile al dialogo. Ci casca la minorenne, cui arrivano ben presto proposte che lasciano poco all'immaginazione. Lei si rivolge ai genitori, loro all'autorità scolastica.
Alla fine il pasticcio viene a galla, responsabili compresi. Il resto è la cronaca di una maturità che nell'istituto biturgense si svolge senza due dei potenziali protagonisti.

FONTE: LA NAZIONE

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EDINBURGO - Un dodicenne violenta una bambina di 9 anni dopo aver visto un porno. «Volevo sentirmi grade», ha dichiarato oggi al Daily Mail, a distanza di due anni dal fatto.
Il caso, che ha sconvolto il Paese ha dimostrato quanto possa essere pericoloso e deviante un uso incondizionato e incontrollato della rete da parte dei minori.
L'avvocato del ragazzo ha dichiarato: «Si tratta di un'emulazione di un atto adulto.
Gli è stato concesso libero accesso a Internet e, all'età di 12 anni, ha avuto l'accesso a materiale pornografico». Il giudice, come condanna, decise per lui, non il carcere, ma una struttura in cui potesse essere seguito.

Il fatto venne alla luce solo quando la bambina si sentì male e disse alla madre di temere di avere un bambino nella pancia.
Da quelle parole la madre cercò d indagare e si scorpì che la piccola era stata ripetutamente violentata in un capannone, luogo che ricordava l'ambientazione del porno.

FONTE: LEGGO 1-6-12

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La Commissione Europea denuncia: i giovani condividono troppi dettagli privati sui social network esponendosi al grooming (l'adescamento tramite Internet) o al cyber-bullismo.

Quanto sono protetti i minori su Facebook & Co? Se lo è chiesto la Commissione Europea, che ha pubblicato i dati di una ricerca sul tema. Quattordici siti (oltre a Facebook: Arto, Bebo, Giovani.it, Hyves, Myspace, Nasza-klaza.pl, Netlog, One.lt, Rate.ee, SchülerVZ, IRC Galleria, Tuenti e Zap.lu) sono stati passati al setaccio, e altri nove saranno studiati entro la fine dell'anno. I risultati, per quanto migliori rispetto al 2010, non sono ancora sufficienti. Infatti solo due social network, Bebo e MySpace, rendono automaticamente inaccessibili i profili dei minori al di fuori dei contatti scelti. Mentre sono quattro (oltre ai due citati sopra, anche Netlog e SchuelerVZ) quelli preimpostati per impedire ai «non amici» di contattare gli utenti minorenni.

Al contrario, sugli altri dieci siti testati, anche gli sconosciuti possono inviare ai minori messaggi personali o commenti sui profili pubblici. Nel mirino della Commissione Europea sono finite soprattutto le tag delle foto: facilitano le ricerche online di immagini, esponendo i ragazzini al grooming (l'adescamento tramite Internet) o al cyber-bullismo. La ricerca, condotta tra dicembre 2010 e gennaio 2011, fa parte degli studi della Commissione per l'autoregolamentazione dei social network secondo i principi dell'Agenda digitale europea, volta ad aumentare la fiducia nella rete. «I giovani» mette in guardia Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea responsabile dell’Agenda digitale «non sono pienamente consapevoli delle potenziali conseguenze della pubblicazione on line di troppi dettagli sulla loro vita privata. L’educazione e la guida dei genitori sono sì necessarie, ma vanno integrate con altre forme di protezione che si devono protrarre finché i giovani non saranno pienamente consci delle conseguenze delle loro azioni».

Fonte: Repubblica D (Ilaria Lonigro)

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Dal social network un giro di vite sui profili dei più piccoli, che spesso accedono mentendo sull'età.
Le identità della famiglia saranno collegate, per rispettare la legge federale e proteggere i più piccoli.

IL WEB E I BAMBINI, un argomento delicato. Nell'epoca della condivisione in tempo reale di dati, foto e video, proteggere i minori da possibili usi criminali o abusi non è impresa semplice. In quest'ottica, Facebook sta sviluppando una tecnologia che consentirà ai bambini con meno di 13 anni di usare il social network sotto il controllo dei genitori. Al momento infatti i minori di 13 anni non possono accedere a Facebook, ma molti bambini mentono sulla loro età. Mettendo così in difficoltà l'azienda, tenuta al rispetto della legge federale che prevede che i siti ottengano il consenso dei genitori prima di raccogliere i dati personali dei minori.

Account collegati.
Secondo un rapporto dei consumatori dello scorso anno, sono stati 7,5 milioni i bambini con meno di 13 anni a usare il sito, di cui 5 milioni con meno di 10 anni. Uno studio commissionato da Microsoft Research diffuso lo scorso autunno ha rivelato che il 36% dei genitori è a conoscenza dell'uso di Facebook dei propri bambini.

Stando a quanto riportato da alcune fonti vicine ai dirigenti di Facebook, il meccanismo al vaglio del social network prevede che gli account dei bambini siano collegati a quelli dei loro genitori, in modo che questi possano autorizzare le amicizie dei figli e le applicazioni da usare. "Studi recenti evidenziano quanto sia difficile far rispettare i limiti di età su internet, soprattutto quando i genitori autorizzano i figli ad accedere ai contenuti e ai servizi della rete", dice Facebook al Wall Street Jornal, aggiungendo che l'azienda è  "in continuo contatto con azionisti, autorità e altri legislatori sul modo migliore per aiutare i genitori a garantire la sicurezza dei loro figli nella rete in continua evoluzione". Mentre gli utenti di Facebook sono chiamati ad esprimere il voto sulla tutela della privacy, il social network più frequentato del mondo stringe la morsa sulle possibili insidie per i più piccoli e nello stesso tempo richiama i genitori al monitoraggio dell'uso di internet per i propri figli.

Privacy al vaglio degli utenti.
Per una settimana su Facebook si potrà votare sulle novità che riguardano il trattamento dei dati personali. Tra i 900 milioni di iscritti chi vorrà, su un'apposita pagina potrà esprimere un'opinione sul mantenimento del vecchio sistema di privacy, o optare per le nuove proposte e sull'ipotesi di abbandonare o meno la timeline. Un referendum che nelle intenzioni di Zuckerberg dovrà raggiungere il 30% dei pareri (circa 270 milioni di persone) perchè possa essere considerato vincolante. Altrimenti i voti raggiunti saranno considerati solo come opinione.

FONTE: REPUBBLICA 4-6-2012

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Adescava su Facebook ragazzi minorenni, e poi li violentava sessualmente. Con l'accusa di violenza sessuale e pedofilia, un 38enne autista di una ditta specializzata in gite scolastiche, è stato arrestato in provincia di Pisa al termine di un'inchiesta della Polizia Postale, durata un anno. Secondo quanto emerso, l'uomo si registrava sul social network con profili falsi, si fingeva un coetaneo delle vittime e dava loro appuntamento, dopo esserci entrato in confidenza. Poi, quando riusciva a incontrare le vittime, tutti maschi di età tra i 13 e i 17 anni, li violentava, nei parcheggi o in aree isolate. Otto di loro sono stati rintracciati, e hanno confermato gli abusi subiti. Nel computer del 38enne sono state trovate centinaia di foto pedopornografiche, alcune anche dei nipotini figli della sorella. Il pedofilo è stato portato nel carcere Don Bosco di Pisa. L'uomo era già stato processato in passato per lo stesso genere di reati.

Fonte: www.amicipoliziapostale.com

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