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Creava falsi profili sui social network per contattare le giovani spacciandosi per un 16enne. Fermato a Trezzano sul Naviglio è accusato di reati sessuali.

Si presentava come 'Simoroller' o 'Skizzato', 16enne dal bell'aspetto e la passione per la pallavolo. Contattava bambine e adolescenti sui social network, le circuiva, le ammaliava. Poi le convinceva a denudarsi davanti alla webcam e a fare sesso virtuale. Diciassettenni, quindicenni, undicenni. Due di loro, dal veneto e dalla Puglia, avevano chiesto allo 'Skizzato' di incontrarsi a metà strada e appartarsi. Non potevano sapere che dietro a quel nickname c'era un istruttore di pallavolo 39enne, implicato in reati di pedofilia dal 1998.

Aveva 25 anni Gianluca Mascherpa quando venne arrestato dai poliziotti del commissariato di Massa: comprava le bimbe d'accordo con i loro genitori. Dentro e fuori dal carcere per 12 anni, era tornato dalla madre a Milano e si era reinventato allenatore. Volley femminile, squadre giovanili. Corsico, poi Cesano Boscone, da dov'era era stato allontanato per le sue attenzioni morbose verso una giocatrice, Under 12. Infine Trezzano sul Naviglio. Dove due genitori di altrettante giovanissime avevano raccolto le confidenze delle figlie, fatte di sms spinti e approcci a scuola e all'oratorio, e le avevano raccontate al presidente della società.

Da qui, la denuncia ai carabinieri di Corsico, lo scorso 12 gennaio. In due mesi di indagini gli investigatori hanno registrato gli approcci di Mascherpa, la sua dimestichezza col linguaggio giovanile, le accortezze per comunicare nei phone center. Il pedofilo è stato tradito dai messaggi e dai video salvati sull'i-phone. Venerdì mattina i militari lo hanno arrestato in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare per violenza sessuale aggravata e detenzione di materiale pedopornografico

Fonte: La Repubblica

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Aveva 300 minori "amici" su Fb L’indagine è nata da una segnalazione dell’associazione Meter di Don Fortunato Di Noto

Un uomo di 63 anni, residente a Roma, è stato arrestato in flagranza dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania per produzione e detenzione di materiale pedo-pornografico.

L’indagine è stata avviata dopo una
segnalazione dell’associazione Meter di Don Fortunato Di Noto, che aveva individuato su Facebook un utente che esponeva immagini di bambini nudi. La Procura di Catania ha autorizzato la Polpost a svolgere attività «sotto copertura» e un agente di è finto pedofilo on line. Nell’arco di alcuni mesi si è confermato così che l’indagato attirava minori a scopo sessuale: tra i contatti «amici» del suo profilo Facebook ne aveva iscritti oltre trecento.

Durante la perquisizione domiciliare e informatica a carico dell’uomo, sono state scoperte numerose immagini pedo-pornografiche archiviate nei computer da lui usati e per questo è scattato l’arresto. Tra le foto archiviate, alcune riprendevano una bambina di sette anni figlia di una conoscente dell’arrestato. Sono in corso approfondimenti in merito a questa vicenda. Facebook ha provveduto alla cancellazione del profilo oggetto d’indagine.

Fonte: La Stampa - Inchiesta Polizia Postale

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La polizia ha arrestato un ragazzo di 17 anni ritenuto responsabile di almeno trenta colpi ai danni di coetanei.
Il giovane, insieme a un complice, agiva per strada davanti a oratori o scuole di Torino aggredendo ragazzi tra i 14 e i 17 anni e portandogli via portafogli e cellulari sotto la minaccia di un cavatappi affilato. Gli agenti, che in questi mesi avevano raccolto le denunce dei giovani derubati, lo hanno grazie alle descrizioni, ma anche per merito di alcune vittime che si sono improvvisate investigatori e hanno trovato le foto del loro aguzzino su facebook, fornendole poi agli investigatori. Il 17enne, bloccato in un bar poco dopo l'ennesimo furto, ha quindi ammesso che i soldi e la vendita dei cellulari gli servivano poi per acquistare della cocaina.
Gli agenti lo hanno perquisito trovandogli addosso tre telefoni cellulari, due dei quali rubati nel pomeriggio.
Nella sua casa gli agenti hanno trovato numerosi capi d'abbigliamento e altri oggetti riconducibili alle rapine.
Il complice del minore, un ragazzo di 16 anni, è stato denunciato in stato di libertà.

La Polizia invita i ragazzi che avessero subito rapine simili a mettersi in contatto con il commissariato.


Fonte: ANSA | CRONACA - TORINO 01 febbraio 2012

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Aveva adescato una ragazzina di 13 anni in chat e, dopo averla incontrata di persona, l’ha indotta a subire per un lungo periodo numerosi rapporti sessuali. Durante uno di questi incontri però qualcuno ha notato i due a bordo di un’auto e ha informato i carabinieri di Pomezia. Sono scattate le indagini e a seguito di perquisizione domiciliare i militari hanno trovato materiale compromettente e utile al prosieguo delle indagini.
Il pedofilo, un bosniaco di 50 anni, è stato arrestato in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri per violenza sessuale su minore infra-quattordicenne. La vittima, assistita dai propri genitori e da una psicologa, è stata ascoltata dai carabinieri e ha raccontato la triste vicenda, confermando le violenze subite.
I Carabinieri stanno ora analizzando attentamente tutti i contatti che il bosniaco aveva su internet per accertare se ci siano stati altri minori


Fonte: Roma Daily News

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Si spacciava per un intermediario di una società di moda e presentandosi con un falso profilo su Social Network FACEBOOK, contattava minorenni proponendo loro la possibilità di sostenere dei provini di selezione attraverso il web, per partecipare ad una sfilata di moda che si sarebbe tenuta a Caserta.

Così il 22enne di Mondragone, I.A., invitava le minori, una volta accettato, a connettersi su Messenger ove sarebbero state contattate da una sedicente dottoressa Minervini, titolare di una casa di moda che avrebbe, attraverso sofisticatissimi macchinari di ultima generazione, sottoposto prima ad una visita medica poi al provino vero e proprio le minori aderenti al “casting”. Una volta su messenger, le minori si sottoponevano al pseudo esame ed invitate a liberarsi degli abiti qualora sul proprio schermo, comparivano dei numeri, che stavano a significare che la macchina era impossibilitata all’esame clinico perché impedita dai vestiti. Ogni vestito che veniva tolto, scompariva un numero fino a quando la minore non restava a seno nudo e solo allora la pseudo macchina cominciava ad esaminare il corpo alla ricerca di imperfezioni. In realtà “lo spogliarello” veniva registrato attraverso la webcam dall’uomo che salvava i file su un cd, per poi ricattare la vittima.
Infatti l’attività del malfattore non si limitava solo a filmare le ragazze, ma successivamente, ricontattatele su Facebook con un altro falso contatto, chiedeva alle minori un incontro privata per la restituzione dei filmati, con la minaccia, in caso negativo di pubblicare il video sul web.
Nel corso di alcuni incontri con l’uomo, le minori, in cambio del supporto con il video, sono state costrette ad avere rapporti sessuali con lui. Solo grazie alle denuncie presentate da alcune minorenni presso la Sezione Polizia Postale di Caserta, accompagnate dai propri genitori che in alcuni casi si sono sostituiti alle figlie nel corso della chat, la Squadra di P.G., coordinata dal Comandante della Sezione, Ispettore Superiore Carmine COLAPS, dopo accurate indagini, addivenivano alla completa identificazione dell’autore dei fatti, con conseguente sequestro del suo p.c. per le analisi di rito, deferendolo all’Autorità Giudiziaria.

Ulteriori indagini sono in corso per verificare se oltre alle denuncianti, altre minori sono rimaste vittime del sedicente intermediario.


Fonte: Notiziando.tv Giovedì 19 Gennaio 2012 15:33

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La polizia postale lancia l'allarme sulla diffusione del fenomeno: «Se gli scatti finiscono in mani sbagliate conseguenze nefaste»
BOLZANO - Un ragazzo bolzanino di 14 anni è indagato dalla procura minorile per aver creato un sito internet, sul quale caricava le foto delle sue compagne di scuola seminude e in pose osé.

La polizia postale di Bolzano, che ha provveduto alla chiusura del sito, coglie il caso come spunto per lanciare l'allarme contro questo fenomeno, chiamato sexting, che dilaga tra i giovanissimi.
I ragazzi - spiega il sovrintendente Roberto Santin della polizia postale di Bolzano al quotidiano Alto Adige - non capiscono «che se gli autoscatti finiscono nelle mani sbagliate, le conseguenze possono essere nefaste».
I giovani fanno gli autoscatti per divertimento nei bagni delle scuole, per poi scambiarsi le foto osé, che - una volta inviate - possono facilmente finire anche nelle mani di pedofili. «Noi ricordiamo agli studenti - aggiunge Santin - che un giorno saranno avvocati, ingegneri, architetti e quelle foto potrebbero rimanere nel web per sempre».

Fonte: Il Messaggero (18 Gennaio 2012)