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Un fisioterapista padovano si era spacciato per un agente e invitato via chat una minorenne vicentina a fare sesso. Risponderà di tentata violenza sessuale

CASSOLA (Vicenza) – «Se vuoi essere presa nel casting di moda e fare carriera devi venire a letto con me». E’ andato subito al sodo il padovano che ad aprile ha adescato via Facebook una studentessa minorenne residente a Cassola, facendo leva sulle sue aspirazioni di diventare un’indossatrice e spacciandosi per «Andrea». Peccato però che quella fosse un'identità falsa, che lui non fosse affatto un agente di moda, e che non ci fosse alcun casting. Il 26enne di Cittadella in realtà lavora come fisioterapista in un ospedale veneto. Non c’è voluto molto perché con la quindicenne bassanese, contattata via Facebook e poi via sms, arrivasse a esplicite proposte indecenti. La studentessa, spaventata ed angosciata, si è rivolta ai carabinieri di Romano D’Ezzelino i quali, una volta acquisito inequivocabili chat e testi di sms, lo hanno arrestato per tentata violenza sessuale. Da quanto emerso il padovano era riuscito ad adescare anche un’altra ragazzina. Ingente il materiale acquisito nella sua abitazione, tra cellulari, pc, cd e dvd.

Fonte: Corriere della Sera - Benedetta Centin

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Recentemente, la letteratura scientifica ha coniato il termine “Internet addiction” e alcuni esperti hanno cominciato a riconoscere i primi casi: ragazzi e ragazze che davvero non riescono a farne a meno e, privati della Rete, provano un forte disagio che non attenuano in nessun altro modo.

Al di là della sindrome specifica, magari piuttosto rara o molto estrema, bisogna essere consapevoli che un abuso di Internet e delle tecnologie da parte dei tuoi figli, è sempre negativo.

Non è solo un discorso di ore passate davanti al computer, piuttosto del ruolo di Internet nelle vite dei tuoi figli. Dovrebbe avere un utilizzo “integrativo“, incentivando e accompagnando le loro attività nel mondo reale: divertirsi con gli amici, coltivare hobby, innamorarsi, fare sport… Se la Rete ha invece un ruolo “sostitutivo“, è un problema e bisognerebbe intervenire. Perché Internet non può e non deve soddisfare tutti i loro bisogni.

COME ACCORGERSENE:
Dovresti sempre prestare attenzione a come passano il tempo i tuoi figli, cosa li interessa fuori dalla scuola, se hanno un numero sufficiente di relazioni di amicizia. Curiosare un po’, magari fargli qualche domanda, parlarci. Senza invadere troppo il loro mondo o farli sentire troppo sottocontrollo.

Ci sono alcuni comportamenti che potrebbero indicare un uso non equilibrato di Internet e cellulari.
Tuttavia, potrebbero anche essere dei segnali di qualcos’altro, o essere legati una semplice fase dello sviluppo. Eccoli:

  • Perdere interesse nelle cose che non riguardano Internet. Si isolano dagli amici, abbandonano lo sport o altre attività, vanno male a scuola.
  • Sentire il bisogno di trascorrere sempre maggior tempo su Internet. E quindi aumentare le ore e la frequenza delle connessioni di giorno in giorno.
  • Manifestare un’assoluta dedizione a un particolare sito o videogioco. Oppure dedicare troppe ore ad aggiornare il proprio profilo.
  • Provare ansia e irritabilità, se non possono connettersi per un certo periodo di tempo.

COSA SI RISCHIA:

  • I tuoi figli potrebbero rinchiudersi in una “nicchia mediatica” attuando una vera e propria fuga dalla realtà: con conseguenze sociali e psicologiche.
  • L’uso “sostitutivo” di Internet, li espone molto di più a rischi come il cyberbullismo e l’adescamento. Più importanza danno alla Rete e più possono essere colpiti in modo intimo e personale da tutto ciò che succede lì.
  • La dipendenza da Internet può essere solo il sintomo di un altro disagio, anche più importante.

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Instagram, Tweegram, iMessage: la vita segreta degli adolescenti online.
Inutile vietare i social network, dicono gli esperti. Anche i più piccoli sanno dove trovare le app per condividere

MILANO - Il modello più autorevole potrebbe essere papà Obama, che vieta alle figlie di 10 e 13 anni l'uso di Facebook, «perchè non si mettano a raccontare i fatti loro agli sconosciuti». Ma anche senza essere Presidenti e capi di Stato, sono tanti - e in qualche caso legittimamente - i genitori che del social network blu temono violazioni di privacy e potenziali pericoli. Sempre di più quelli che «pedinano» i propri figli in Internet, violando computer e parole chiave, intercettando amici di cui non sospettano l'esistenza e creando falsi profili per monitorare l'attività in rete.

CONDIVIDERE - Tutto inutile (e discutibile), avvertono gli esperti: quello che si vede è solo la punta dell'iceberg. Gli vietate di aprire un account Facebook? Scambieranno foto via Instagram (applicazione da 30 milioni di utenti appena acquistata da Zuckerberg per un miliardo di dollari) o con iMessage, corredate di messaggi di testo creati con Tweegram o Versagram. «App» nuove e gratuite, che si scaricano in pochi secondi e consentono di aggirare i divieti (una rassegna completa in un recente articolo del Wall Street Journal). Difficile porre freni alla smania di «condividere». Tanto più che secondo l'ultima ricerca di eMarketer, il 15% dei ragazzini sotto gli 11 anni ha un cellulare di ultima generazione. E la più recente indagine del Pew Research Center rivela che nella fascia tra i 12 e i 17 anni sono almeno il 16% quelli che cinguettano via Twitter. Per legge, YouTube, Google, Facebook, Timblr e Twitter dovrebbero essere accessibili solo dopo i 13 anni. Ma la regola è facilmente aggirabile inserendo una data di nascita fasulla, o facendo aprire un account da un amico.

DIVIETI - Gli psicologi sono divisi: qualcuno appoggia lo «spionaggio», data la portata dei rischi. Altri lo escludono categoricamente: «E' inutile e i ragazzi sono bravissimi a superare divieti», sostiene Matteo Lancini, docente di Psicologia in Bicocca ed esperto di adolescenti. «Fondamentale, invece, accompagnare bambini e ragazzi nell'uso di Internet, almeno fino ai 12, 13 anni. Poi è importante fidarsi e coltivare il dialogo e la relazione: se si mettono nei guai devono trovare una porta aperta, qualcuno con cui parlarne».

PER I PIÙ PICCOLI - E mentre i genitori si interrogano su limiti e modi del loro interferire, gli esperti di marketing propongono social network per la «touch generation» e applicazioni interattive in grado di scardinare le diffidenze degli adulti. Come KidzVuz, per esempio, «ambiente sicuro per nativi digitali di dieci anni o giù di li», ideato da due supertecnologiche mamme newyorkesi: una start up che insegna ai bambini a creare e condividere contenuti multimediali, ma senza lasciare tracce personali, e senza possibilità di chattare. I messaggi che compaiono sul sito vengono accuratamente filtrati. O come Playground, piattaforma «di socializazione» per ragazzini in età scolare messa a punto dal laboratorio per l'innovazione della Southern California University, che consente di creare application e video. O FashionPlaytes.com, sito per ragazzine tra i 5 e i 12 anni, che si incontrano per disegnare abiti e parlare di moda. O Kibooko, ambiente «sicuro» (e a pagamento per consentire ai bambini di interagire con i coetanei. Piazze virtuali che sostituiscono strade e cortili. Collocate nel salotto di casa, dove i pericoli non possono entrare.

Fonte: Corriere della Sera [Antonella De Gregorio]

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Secondo uno studio, le reazioni ai comportamenti sociali nel mondo digitale sono equivalenti a quelle riscontrabili nel mondo reale. Chi viene respinto in Rete sviluppa le stesse sensazioni, con gradi differenti rispetto alle interazioni dirette.
Ma in realtà si tratta di risultati positivi che confermano la qualità dei rapporti umani anche sul web.


"Facebook è usato da oltre 800 milioni di persone per mantenere delle relazioni sociali: tuttavia, molto spesso viene utilizzato per escludere o ignorare qualcuno con facilità, senza l'imbarazzo causato dal farlo di persona" spiega Joshua Smyth 1, professore della Penn State University in Usa, e capo dello studio pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior. "Molti di noi si aspettano che l'altra persona che viene ignorata non la prenderà così male, ma i nostri studi dimostrano che non è questo il caso".

Mondo virtuale, autostima reale. I ricercatori hanno condotto due esperimenti paralleli di interazione sociale tra gruppi di studenti.
Nel primo, i partecipanti dovevano descrivere le loro aspettative nel caso ipotetico in cui venissero esclusi da una conversazione tra persone.
La reazione è di fastidio e perdita di autostima, ma i partecipanti ritenevano che un'esclusione avvenuta con la presenza fisica delle altre persone sarebbe stata peggiore da affrontare.

Nel secondo esperimento, un gruppo di partecipanti ignari è stato messo in una situazione in cui avrebbero dovuto fare conoscenza con altri studenti, in realtà attori addestrati ad escludere i partecipanti dalla conversazione e a ignorare le loro parole. "Abbiamo effettuato questo esperimento sia in una situazione reale, come una festa, sia in una discussione su Facebook, e poi messo a confronto le reazioni delle persone escluse" ha spiegato Smyth. "Anche se ritenevano che non ci sarebbero rimasti male, gli esclusi hanno mostrato una serie di reazioni emotive e psicologiche simili a quelle di chi viene escluso di persona", e anche in questo caso, "un senso di fastidio e perdita di autostima".

Socialità vera anche se elettronica.
Per Smyth, questi risultati sono in realtà positivi, in quanto mostrano che anche un rapporto sociale di tipo virtuale, in apparenza distante e fredda, può essere carica di significato e di emotività se causa questi risultati quando viene a mancare.
"Internet può permettere la nascita di relazioni benefiche per chi ne fa parte, specie se dà accesso e opportunità a persone che hanno problemi nel socializzare faccia a faccia", dice lo studioso.


Fonte: La Repubblica

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La fine delle scuole fa scattare il desiderio di ritrovarsi con i compagni sul social network

“Papà mi apri un account su Facebook?”.  Simone ha solo 11 anni ma ha già il suo profilo sul social network e circa 300 amici. Scambia messaggi con il cugino Daniel, che di anni ne ha 13, l’età minima prevista per registrarsi in Facebook. E infatti Simone per essere ammesso ha barato, spacciandosi per 15enne.

Lo confermano i loro coetanei. Chiara, 12 anni: “Io mi sono iscritta perché così parlo con i miei amici e non spendo più i soldi del telefonino”. Semplice e pragmatica. Idem Vittoria, 11 anni, che ha “postato” anche la foto del suo gatto.

La mia amica Antonella, 40enne, invece, ha negato il permesso al figlio 13enne, “ma i suoi amichi ci sono quasi tutti”, ammette. “Le mamme mi dicono che li controllano, ma spesso la sera mentre parliamo al telefono il figlio resta attaccato a Facebook senza rete.

La fine della scuola alimenta la corsa al social network, “mostro” da 700 milioni di utenti. La prospettiva di passare alle medie e di perdere i compagni delle elementari fa scattare il desiderio di iscriversi per rimanere in contatto con tutti. Come si deve comportare un genitore di fronte alla richiesta?

La realtà è che un numero sempre maggiore di tween (da in between) – nome con cui si definiscono i preadolescenti agguerriti compresi tra i 9 e i 13 anni, già in grado di condizionare i consumi, cresciuti a nutella e tecnologia – si muove nel web da internauti incalliti, tanto da far sentire i genitori dei trogloditi. Lo conferma Sonia, insegnante di gyrothonic a Milano. “Ogni volta che voglio vedere un film in anteprima chiedo a mio figlio Simone di scaricarmelo”.

E sono molti i ragazzini che “taroccano” l’età, ammette Alessandro, 13 anni. Dopo il primo dilemma “qual è l’età giusta per regalare un computer?” i genitori si trovano di fronte al problema della rete e dei social network. Concedere o negare il permesso? E se sì, porre o no filtri?

“A quale età ritiene che un ragazzo possa accedere a Facebook?” Alla domanda posta da un sondaggio effettuato  nel 2010 dall’istituto Ipsos per conto di Web-Media Group su un campione di 552 donne che utilizzavano Internet quotidianamente, il 74% delle intervistate ha risposto: “A partire dai 15 anni”. Un conservatorismo ben lontano dalla realtà come dimostra la ricerca eseguita da Calipso che ha indagato un campione di 35.000 giovani di età compresa tra gli 11 e i 17 anni .

In Francia l’età di accesso a questo tipo di reti si colloca tra  i 10 e gli 11 anni” scrive Le Monde. Nel giugno 2010 il 55% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni possedeva già un profilo, contro il 35% del 2009.

“I giovani cercano i propri punti di riferimento tra chi ha qualche anno più di loro, non tra gli adulti” afferma lo psicoanalista Serge Tisseron. “Se i 13-14enni sono su Facebook allora quelli che ne hanno 10 o 11 non vogliono sentirsi da meno”.  E infatti snobbano  i  social network  creati ad hoc  per gli ”under 13″ come  Togetherville, Mypage, Kidswirl.

“Il fatto è che i genitori non sono del tutto preparati a confrontarsi con queste nuove pratiche di contatto sociale”, sottolina lo psicanalista. Dovrebbero spiegare che la parola “friends” su Facebook non significa “amici”, come parrebbe naturale, ma “contatti”. Il problema non è tanto l’età dei ragazzi quanto la mancanza di preparazione dei genitori e della scuola.

L’arrivo in massa di ragazzi di 10 – 11 anni su Facebook  – il 76% tra i 6 ai 10 anni usa Internet come ha scritto il Corriere - pone problemi nuovi: nessuno svela loro il modello economico (di marketing, come dimostrano le community lanciate da Benetton, Armani e altri marchi) che sta  alla base delle reti sociali informatizzate”. Più che vietare serve spiegare.

Una volta attivato su Facebook il profilo dei figli i genitori invece provano a rassicurarsi sulla base di piccoli segni: “Sono felice che Mathias mi abbia chiesto di far parte dei suoi amici” dice sua madre. Per lei è un modo di controllare a distanza il figlio che passa ogni giorno un’ora e mezza davanti al video. “Un giorno ho visto che si era fatto ritrarre in stile video-clip con del denaro in mano – racconta-. Gli ho fatto togliere immediatamente la foto”. E ho scoperto che dietro a un amico si nascondeva un link che inviava a un sito porno”.

L’argomento è più che mai attuale visto che la domanda dell’estate 2011 è “Sei su Facebook?”

E voi genitori, come avete affrontato la questione  con i vostri figli?  Avete esperienze da raccontare al proposito?

E che cosa ne pensate voi ragazzi? Ritenete sia giusto vietare Facebook ai tween? Che cosa rappresenta esattamente per voi?

Fonte: Corriere della Sera [Maria Teresa Veneziani]

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Da Facebook allo stupro a 13 anni vittima del brancoCINQUE studenti, tra i 13 ed i 14 anni, di Cerignola accusati di violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona.

Il branco avrebbe abusato di una 13enne, conosciuta su Facebook.

Prima l'incontro, poi il ricatto di mettere su Youtube un filmino compromettente: la ragazzina cede per paura, acconsente ad avere rapporti sessuali.

Alla fine si sfoga con un'amica maggiorenne che la convince a raccontare tutto alla polizia. Due 14enni sono ora chiusi in comunità del Brindisino.

Fonte: La Repubblica [Maria Grazia Frisaldi]

25 Maggio 2020
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