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Da Facebook allo stupro a 13 anni vittima del brancoCINQUE studenti, tra i 13 ed i 14 anni, di Cerignola accusati di violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona.

Il branco avrebbe abusato di una 13enne, conosciuta su Facebook.

Prima l'incontro, poi il ricatto di mettere su Youtube un filmino compromettente: la ragazzina cede per paura, acconsente ad avere rapporti sessuali.

Alla fine si sfoga con un'amica maggiorenne che la convince a raccontare tutto alla polizia. Due 14enni sono ora chiusi in comunità del Brindisino.

Fonte: La Repubblica [Maria Grazia Frisaldi]

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La polizia ha arrestato un ragazzo di 17 anni ritenuto responsabile di almeno trenta colpi ai danni di coetanei.
Il giovane, insieme a un complice, agiva per strada davanti a oratori o scuole di Torino aggredendo ragazzi tra i 14 e i 17 anni e portandogli via portafogli e cellulari sotto la minaccia di un cavatappi affilato. Gli agenti, che in questi mesi avevano raccolto le denunce dei giovani derubati, lo hanno grazie alle descrizioni, ma anche per merito di alcune vittime che si sono improvvisate investigatori e hanno trovato le foto del loro aguzzino su facebook, fornendole poi agli investigatori. Il 17enne, bloccato in un bar poco dopo l'ennesimo furto, ha quindi ammesso che i soldi e la vendita dei cellulari gli servivano poi per acquistare della cocaina.
Gli agenti lo hanno perquisito trovandogli addosso tre telefoni cellulari, due dei quali rubati nel pomeriggio.
Nella sua casa gli agenti hanno trovato numerosi capi d'abbigliamento e altri oggetti riconducibili alle rapine.
Il complice del minore, un ragazzo di 16 anni, è stato denunciato in stato di libertà.

La Polizia invita i ragazzi che avessero subito rapine simili a mettersi in contatto con il commissariato.


Fonte: ANSA | CRONACA - TORINO 01 febbraio 2012

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Il Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF ha presentato oggi il rapporto “Children Safety Online - Global Challenges and Strategies" (La sicurezza dei bambini online: sfide globali e strategie) per una migliore comprensione delle opportunità e dei rischi che incontrano i ragazzi e i giovani navigando in Internet.

«La rapida crescita del mondo online ha ampliato i rischi di reato di abuso e sfruttamento sessuale per i bambini» ha affermato il direttore dell’Ufficio di Ricerca UNICEF, Gordon Alexander. «Dobbiamo esserne consapevoli e adottare misure più adeguate, rispettando i diritti dei bambini di esplorare l’ambiente online e sfruttare le potenzialità offerte dalla tecnologia.»

«In Brasile, ad esempio» ha aggiunto Alexander «il numero di bambini sopra i 10 anni connessi ad Internet è aumentato del 75% in tre anni, mentre in Nepal nel 2009 l’80% degli adolescenti usano il web.
L’Africa Subsahariana è ancora indietro, con un utilizzo di Internet dell’11%, ma la crescita è stata esponenziale soprattutto grazie agli Internet point e ai telefoni cellulari.»


Responsabilizzazione e protezione

Dall’analisi - realizzata in collaborazione con il Child Exploitation and Online Protection Centre (CEOP) nel Regno Unito - oltre ai vantaggi in termini di educazione, socializzazione ed intrattenimento del mezzo online, sono emerse quattro linee guida per proteggere gli adolescenti e i bambini  dai pericoli collegati soprattutto a immagini pedo-pornografiche, adescamenti on line e bullismo e per creare un ambiente più sicuro per i bambini in rete:

  • responsabilizzazione dei bambini per proteggersi
  • rimozione delle impunità per chi commette abusi
  • riduzione della disponibilità e della possibilità di accedere in rete a situazioni di rischio protezione e supporto per le vittime.

La responsabilizzazione dei minori è fondamentale nell’affrontare il problema dei rischi posti dalla rete. I ragazzi in genere sono molto più esperti nella navigazione rispetto ai loro genitori e insegnanti, ed hanno una diversa percezione dei rischi rispetto agli adulti, i quali spesso hanno una familiarità limitata con le nuove tecnologie.

I telefoni cellulari e le webcam sempre più a buon mercato rappresentano adesso i canali favoriti di accesso ad Internet  per i bambini, ma anche ulteriori opportunità per i pedofili.

Legislazione ancora insufficiente
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Dal punto di vista legislativo, leggi su scala globale sarebbero un importante elemento di protezione. A livello nazionale però, l’attuazione delle stesse norme in molti Stati è stata lenta ed anche laddove un decreto legge è stato emanato spesso ne è mancata l’armonizzazione fra Paesi, in particolare su questioni come la definizione di “bambino”, o di pornografia.

Dei 196 paesi esaminati, solo 45 hanno una legislazione sufficiente a combattere i reati di abusi delle immagini di bambini.

La rimozione dell’impunità dei violentatori dovrebbe essere uno degli obiettivi di maggiore attenzione, particolarmente per la difficoltà legata alla natura sovranazionale dei reati commessi in rete.

Il ruolo degli adulti

Accanto a interventi di tipo legislativo, anche genitori, insegnanti, operatori sociali e polizia devono svolgere un ruolo importante nel sostenere gli sforzi dei bambini per proteggere se stessi.

L’industria e il settore privato hanno anch’essi un ruolo fondamentale nella rimozione di materiali offensivi dai server e nel fornire hardware e software a misura di bambino che consentano di bloccare o filtrare le immagini offensive.

Pedo-pornografia, la censura del web è impensabile

Nel solo 2010, su scala globale, la Internet Watch Foundation ha identificato e intrapreso azioni contro 16.700 casi di contenuti web inerenti abusi sessuali su minori.

L’età delle vittime è sempre più bassa, il 73% sembra essere sotto i dieci anni, mentre le immagini sono sempre più vivide e violente.

Le cifre dimostrano l’enormità della sfida, ma il rapporto è pragmatico: «È impossibile eliminare tutti i rischi presenti sul web. È uno spazio troppo grande, per natura non controllato, in continua evoluzione e sempre più creativo per essere soggetto al tipo di misure necessarie per proteggere completamente i bambini.

Né è auspicabile una linea di intervento di questo tipo, perché un controllo totale della rete distruggerebbe l’essenza di Internet e i suoi numerosi vantaggi.»

Fonte: Unicef 13 Dicembre 2011

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E' stato uno dei ragazzi aggrediti a scoprire la pagina web di uno dei responsabili. Anche ragazze nel gruppo
MILANO - Picchiavano, rapinavano e minacciavano i coetanei di un intero quartiere, per poi vantarsi su Facebook delle loro imprese.

I carabinieri della stazione Gratosoglio, estrema periferia sud del capoluogo lombardo, hanno eseguito mercoledì due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di due italiani incensurati di 15 e 16 anni, autori di almeno quattro rapine consumate tra le strade del proprio quartiere nel gennaio e febbraio scorso. Un 13enne, che agiva insieme ai due destinatari delle ordinanze, è stato segnalato al Tribunale dei Minori.
I militari hanno anche denunciato a piede libero altri 15 giovani incensurati italiani tra i 15 e i 16 anni, tra cui 5 ragazzine, responsabili in un totale di 40 episodi di bullismo, per i reati di lesioni personali, violenza privata e rapina. I carabinieri hanno precisato che i ragazzi coinvolti da queste bravate sarebbero almeno una cinquantina, tra cui anche svariate ragazze.

IL SOPRANNOME RIVELATORE - E' stato proprio uno dei ragazzi rapinati a dare il via alle indagini: è stato lui a fare ricerche su Facebook fino a quando ha trovato il profilo di uno dei «bulli» che lo avevano aggredito un mese prima, soprannominato «Diabolik». È così emerso uno scenario inquietante: decine di ragazzi tra i 13 e i 17 anni che si vantavano delle rapine postando messaggi sul social network, che inneggiavano a boss come Totò Riina e «Il Barone» di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo, che frequentavano molto poco gli istituti scolastici in cui erano iscritti e che davano vita a continui episodi di bullismo e violenza privata. I due ragazzi arrestati sono accusati di rapina, lesioni personali e violenza privata per quattro episodi avvenuti tra gennaio e febbraio di quest'anno. I messaggi su Facebook non lasciavano dubbi: «Oggi lo abbiamo pestato di brutto», «Siamo i numeri uno», «Distruggiamo tutto», scrivevano i «bulli». I ragazzini lanciavano anche insulti alle forze dell’ordine («Sbirri maledetti, se vi acchiappo vi distruggo»). Tra i loro idoli c’era anche il fotografo Fabrizio Corona, già al centro delle cronache per il caso Vallettopoli e altri episodi violenti.
IL PUGNO ALL'OCCHIO - Il 16enne detto «Diabolik» è stato indagato anche per lesioni gravi ai danni di un 17enne per avergli fratturato l’orbita oculare con un tirapugni, lo scorso febbraio in piazza Abbiategrasso. La vittima, ricoverata con una prognosi di 35 giorni e costretta a subire un intervento con applicazione di protesi all’occhio, era stata colpita soltanto per essersi rifiutata di consegnare l’ipod. «Ha reagito e l’ho mandato in ospedale», aveva scritto «Diabolik» su Facebook. Lo stesso 16enne è protagonista del primo episodio riportato nell’ordinanza firmata dal gip, Sara Gravagnola, su richiesta del pm, Poli, e risalente allo scorso gennaio in via Saponaro. In quella occasione tre minorenni che avevano bigiato la scuola erano stati avvicinati alla fermata del tram dal 16enne armato di coltello, in compagnia del 15enne e il 13enne, e costretti a consegnare soldi e cellulare. I 15 indagati agivano in gruppi separati e non legati tra loro, se non per alcune conoscenze in comune. Il gruppo di 5 ragazze era solito prendersela con le coetanee, che venivano picchiate e in alcuni casi rapinate.

Fonte: 07 settembre 2011 Redazione online [Corriere della Sera]

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In gennaio aggredirono un compagno che perseguitavano anche via web.
Otto giovani tra i 14 ed i 16 anni sono stati denunciati per atti di BULLISMO, al termine di una complessa indagine portata avanti dai carabinieri. A denunciare i fatti sono stati i genitori della vittima, un ragazzo di 13 anni che frequenta il primo anno presso un istituto tecnico.
In un primo momento il ragazzo era stato vittima di "attenzioni" da parte degli otto coetanei, tutti compagni di classe, con sfottò e piccole schermaglie. Poi il 13enne è finito vittima di veri e propri atti di bullismo con atteggiamenti particolarmente aggressivi: dall'offesa verbale alla violenza fisica. Negli ultimi tempi il ragazzo si rifiutava di andare a scuola. I militari hanno accertato che l'opera degli otto bulli non si limitava all'orario scolastico, ma proseguiva anche fuori dalla scuola e online, su Facebook. Secondo quanto reso noto dai carabinieri, con il passare del tempo è aumentata in maniera esponenziale anche l'aggressività degli otto compagni di classe, sfociata in una gravissima aggressione la mattina del 22 gennaio scorso, quando nello spogliatoio maschile della scuola la vittima è stata prima minacciata e poi aggredita con calci, pugni e lancio di oggetti procurandogli varie ferite, per curare le quali il giovane è stato accompagnato dai genitori all'Ospedale Buccheri La Ferla. I carabinieri hanno accertato che quell'aggressione era stata organizzata via web.
I "cyber bulli" sono stati denunciati a piede libero con l'accusa di lesioni personali e atti persecutori aggravati, e sono stati tutti sospesi per un periodo di 20 giorni. Uno di loro ha cambiato istituto mentre un altro si è ritirato. La giovane vittima, che purtroppo si è chiusa in se stessa e continua a non volere andare a scuola, viene seguita da alcuni psicologi.

Fonte: La Repubblica (16 aprile 2011)