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Diciamo la verità, ne sentivamo veramente la mancanza? Mah forse si!

Da ieri infatti è possibile utilizzare il corsivo, il grassetto e il ̶b̶a̶r̶r̶a̶t̶o̶  nei testi dei vostri messaggi su WhatsApp.

Come farlo? Semplice, basterà seguire quete semplici istruzioni:

SCRIVERE IN GRASSETTO: inserire la parola tra due asterischi.
es. *asterisco*.

SCRIVERE IN CORSIVO: la parola deve essere inserita tra due trattini bassi.
es. _corsivo_

SCRIVERE IN  ̶B̶A̶R̶R̶A̶T̶O̶: inserire la parola tra tilde.
es. ~tilde~

ATTENZIONE: occorre aggiornare all'ultima versione la vostra App sullo smartphone

Sembrano una novità ma la realtà dice che su Telegram tali "trucchetti" esistevano già da un po', su Google Plus già dal 2013 era possibile farlo.

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WEB, carta stampata e TV si sono occupati del caso #PETALOSO, un bambino di terza elementare inventa la parola "petaloso" e la maestra chiede il parere dell'Accademia della Crusca. La risposta non si è fatta attendere e l'insegnante ne ha postato il contenuto su Facebook, scatenando un passaparola che in poche ore è rimbalzato sui maggiori social.
Il risultato? La parola riceve l'ok e parte l’invasione sul web.

L'hashtag #petaloso ha subito scalato i vertici della classifica dei trending topic di Twitter, eccone alcuni esempi:

Account Ufficiale Monica Bellucci

Account Ufficiali DISNEY

Account UfficialeDEARJACK

Account Ufficiale MIUR

Account Ufficiale Valentina Vezzali

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A pochi giorni dal raggiungimento dei 100milioni di utenti attivi, Telegram dichiara una crescita pari a 350mila utenti al giorno con oltre 15milardi di messaggi quotidiani.

Tra le ultime novità spiccano:

  • Note Vocali. Visualizza le onde sonore, nuovo player, registrazione più facile.
    Funzione sperimentale: alza per parlare/alza per ascoltare.
  • Chat Segrete. Supporto a GIF, anteprime e set di sticker. Migliore visualizzazione della chiave di sicurezza.
  • Impostazioni privacy. Decidi chi può aggiungerti a gruppi e canali.
  • Editor foto. Aggiunte rotazione, sfumatura, tinte, curve.

CONSIDERAZIONI:

L'inserimento della modalità chat segrete e dell'autodistruzione dei messaggi, come successo per SnapChat, rischierà di aumentare il fenomeno del #SEXTING, #SEXTORTION e relativo #CYBERBULLISMO tra i ragazzi.

Telegram - Chat SegreteIn cosa si distinguono le chat segrete? [Fonte Telgram.org]

Tutti i messaggi nelle chat segrete utilizzano la crittografia end-to-end. Questo significa che solo tu e chi riceve i messaggi li potete leggere (nessuno può decifrarli o intercettarli, incluso Telegram).
I messaggi non possono essere inoltrati. Inoltre quando elimini dei messaggi nella conversazione, viene ordinato all‘app di eliminarli anche dall’altra parte.
Puoi ordinare ai tuoi messaggi, foto, video e file di autodistruggersi in un lasso di tempo preimpostato dopo che sono stati letti o aperti dal destinatario. Il messaggio scomparirà sia dal tuo telefono che dal suo.
Tutte le chat segrete su Telegram sono specifiche del dispositivo e non fanno parte del cloud di Telegram. Questo significa che puoi accedere ai messaggi della chat segreta solo dal dispositivo di origine. Sono al sicuro fino a quando il dispositivo è al sicuro nelle tue tasche.

Autore: Andrea Massa

 

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FACEBOK REACTIONS, sono la novità di Facebook degli ultimi giorni ma cosa sono?

Sul più diffuso Social non ci sarà più solo il classico Mi piace ma si possono scegliere 6 diverse reazioni per esprimere al meglio i propri sentimenti: Mi piace, Love, Ahah, Wow, Sigh e Grrr.

Queste sono le emozioni universali che Facebook ha individuato dopo circa un anno di ricerca. “Volevamo essere sicuri che tutti quelli che usano Facebook trovassero le loro emozioni”, ci ha detto Sammi Krug, Product Manager di Reactions. “Le persone vengono su Facebook per esprimersi, ma non trovavano un  modo appropriato per manifestare le diverse reazioni possibili”.

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Ogni gesto che l’uomo compie è guidato da una motivazione sottostante, da un bisogno che sente, in modo più o meno consapevole. Mangiamo perché abbiamo fame, studiamo perché soddisfa la nostra curiosità, abbiamo relazioni perché abbiamo bisogno di essere parte di qualcosa. Proprio questo ultimo esempio sembra essere la motivazione fondamentale che spinge all’uso dei social netwrok (Ferguson e Perse, 2000; Leung, 2001).
Attraverso la realtà “social” si appaga il bisogno di relazionarsi con gli altri, di sentirsi appartenenti a un gruppo, di essere in relazione. Da diversi studi emerge come questo bisogno si declini in modo differente per le persone estroverse e per le introverse.  Le prime sfruttano la piazza social per migliorare la propria posizione sociale, mentre gli introversi sembra che si avvalgano dei social per colmare quel gap relazionale derivante dalle loro difficoltà di socializzazione (Ross et al. 2009; Correa et al. 2010).

Il social network diventa così un deterrente; una via di fuga per chi, nella vita sociale reale, sperimenta difficoltà di socializzazione, a causa di tratti del carattere, come la timidezza o situazioni d’isolamento sociale (Caretti, La Barbera, 2005). L’utilizzo delle nuove tecnologie e dei social network sembra quindi acquisire una realtà emotiva sempre più complessa e intensa. Si pubblica ciò che piace, che fa stare bene, che dà gioia, felicità e appagamento. Si pubblica ciò che fa soffrire, che esprime la tristezza e il dolore. Si pubblica per sfogo, per sé stessi o per interessare gli altri. Da recenti studi è emerso come questo implichi il fenomeno del “contagio emotivo” per cui influenziamo e siamo influenzati dalle emozioni espresse nei post, tweet o foto social.
Un esempio, sotto gli occhi di tutti, di come può essere pervasivo il contagio emotivo social può essere quello che sta accadendo nella propaganda ISIS.Isis, (Le tecniche psicologiche per reclutare gli italiani, Marco Venturini, Il Fatto Quotidiano).
Un aspetto peculiare del meccanismo di diffusione del terrore e delle modalità di reclutamento adottati dal Califfato è proprio quello di sfruttare il potere emotivo dei media, dei social, la loro immediatezza, la loro pervasività e la loro esponenzialità. Il primo passo è attirare l’attenzione con contenuti virali, che vengano condivisi e che siano dotati di contenuti ad alto impatto emotivo (collera, indignazione), con alto tasso di eccitamento e di provocazione; un esempio sono i video delle esecuzioni.
Questa propaganda attecchisce soprattutto sugli individui più vulnerabili -anche per l’età- nella società, fa leva sulle loro debolezze, sul loro vissuto di emarginazione e attiva in loro un processo di identificazioni con la minoranza che si ribella alla società. Altra tecnica psico-social utilizzata, e che raggiunge anche i ragazzi più “sani”, fa leva sul bisogno di sicurezza e di appartenenza: unico modo per far fronte al senso di impotenza, alla paura e all’insicurezza derivate dal terrore è quello di appartenere ad un gruppo. In questo caso il gruppo salvifico è proprio quello che causa tale quadro di terrore; si attiva quella che è conosciuta come “Sindrome di Stoccolma” che, in questo caso ha una connotazione on-line: il ragazzo davanti alle immagini violente e alle promesse di attentato nella propria città si sente minacciato, il carnefice pur essendo a distanza può in realtà agire proprio sotto casa, il pericolo percepito è dunque vicinissimo e l’unica via d’uscita è di “stare con lui”.
Di fronte a tale stress emotivo il meccanismo di difesa più frequente è la regressione, si fugge nei meccanismi infantili e si diventa maggiormente influenzabili, maggiormente dipendenti da una figura “paterna”, ci si identifica con essa, la si emula: diventa la nostra famiglia.

AUTORE: DOTT.SSA STEFANIA SEDINI