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Eccoci qui a parlare ancora una volta di FOTO/SELFIE e Social Network! E' di questi giorni l'esplosione di una nuova pericolossisima moda: One Finger Challenge.
Il gioco consiste nel scattarsi una foto allo specchio, senza vestiti, cercando di coprirsi le parti intime con un solo dito, per poi postarla sui propri social.
Durante i nostri incontri chiediamo spesso: <<Perchè pubblichi una foto su internet?>> La risposta che otteniamo è sempre la stessa! <<Farmi vedere!>>.

Come al solito la censura sui Social è sempre al limite e prima che questi hashtags vengano bloccati passeranno giorni, intanto le immagini fanno il giro del Web.

Volete qualche esempio? Ecco INSTAGRAM oggi (29-11-2016 12:45): https://www.instagram.com/explore/tags/onefingerchallenge

I TAGS più usati? Eccoli: #onefingerselfiechallenge #onefingerchallenge #1fingerselfiechallenge

Alcuni articoli usciti oggi sul tema:

TGCOM24 ["One finger selfie challenge": la nuova mania degli autoscatti arriva dal Giappone]

LEGGO ['One Finger Challenge', tutti nudi ma coperti da un dito: è la peggior selfie mania di sempre]

PANORAMA [#onefingerselfiechallenge: nudi sì, ma dietro un dito. E' la nuova selfie-mania che arriva dal Giappone e che sfrutta le intramontabili magie della prospettiva]

Ne hanno parlato anche in Radio su DEEJAY:

Ascolta il PODCAST qui

 

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L'uomo di 53 anni, residente a Vercelli, è stato bloccato dalla polizia per violenza sessuale ai danni di minori e adescamento.

l profilo Facebook era quello di un ragazzino di 16 anni in cerca di nuove amicizie. Dietro questa identità, risultata falsa, in realtà si celava un uomo di 53 anni che tentava, spesso riuscendoci, di adescare adolescenti per ottenere immagini a sfondo sessuale e incontri.
L'uomo, residente a Vercelli, è stato arrestato dalla polizia per violenza sessuale ai danni di minori e adescamento. Per l'accusa, infatti, le sue violenze non si limitavano alla richiesta di foto.

La denuncia - Le indagini sono partite nel 2011 dalla denuncia di un padre a cui la figlia, all'epoca soltanto 14enne, aveva confessato di aver ricevuto "particolari attenzioni" da quel conoscente, che era riuscito ad ottenere la fiducia dei genitori. L'uomo aveva preso l'abitudine di andare a prendere la ragazza a scuola e avrebbe successivamente iniziato a fare pressioni sulla ragazzina, al tempo quattordicenne, con messaggi espliciti e richieste di natura sessuale.

Nell'ordinanza di misura cautelare emessa a suo carico viene contestato anche un episodio di molestia risalente proprio al 2011.

Altre due vittime – Dopo sette mesi di intercettazioni operate grazie a una serie di operazioni tecnico-informatiche è stato possibile raccogliere sufficienti elementi di prova per accusare l'uomo di adescamento. In particolare le indagini avrebbero appurato che almeno altre due minori sarebbero state destinatarie delle richieste esplicite dell'uomo che avrebbe creato anche profili anche su altri social. 

Fonte: Sky TG24 (leggi articolo completo qui)


Lo stesso caso viene ripreso anche su altri giornali come:

La Repubblica: Vercelli, si finge sedicenne su Facebook per adescare ragazzine: arrestato agente penitenziario

La Stampa: Cinquantenne adescava le ragazzine sui social

ANSA.it: Si fingeva 16enne su Fb per adescare

 

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Al di là dei nomi, al di là delle dinamiche, al di là delle soluzioni scelte c'è un aspetto che accomuna le storie di diffusione illecita di foto e video intimi, privati di ragazze che, nel loro modo, vivono la propria sessualità.                 Questo aspetto è la vergogna. Ascoltando i giornalisti nel commentare la notizia, leggendole sui giornali, emerge come la vergogna venga associata al vissuto provato da queste ragazze dopo la diffusione dei video o foto in questione.

Ma cosa è la vergogna? Tutti la proviamo? Perché?

La vergogna è un'emozione, un vissuto profondamente doloroso che pone le sue radici in noi già dal 14° mese di vita quando il bambino, nel suo ingenuo esplorare, attua dei comportamenti che agli occhi dell'adulto sono connotati dalla vergogna. La vergogna quindi può essere considerata "sociale", un vissuto derivante da una trasgressione di uno standard etico- sociale- familiare che porta il soggetto a provare una sensazione di forte vulnerabilità, inadeguatezza e confusione. Lo stato emotivo, se prolungato, ripetuto e mai "riparato" può sfociare in una serie di cognizioni, pensieri su di sè di cui pian piano l'individuo se ne convince sempre più: "sono sbagliato", "sono cattivo", "non merito amore"...

La vergogna è quindi tanto intima quanto sociale, intima perché riguarda il chi sono io, che valore ho, sociale perché è a partire dallo sguardo dell'altro che provo vergogna ed è dall'altro che inizio a fuggire, nascondermi fino a isolarmi.Si può immaginare quanto sia forte e invasiva quando lo sguardo dell'altro, non è dell'amica o della madre, ma è quello di tante persone, anche sconosciute, che attraverso uno schermo e una tastiera guardano e giudicano quel comportamento che è socialmente connotato come "vergognoso".

La vergogna è quindi sociale, emotiva, cognitiva ma anche corporea, se proviamo vergogna arrossiamo, abbassiamo lo sguardo, ci copriamo la faccia, chiudiamo le spalle. E' un'emozione che attiva a diversi livelli e quindi inevitabilmente agiamo in base a questo. Dal nascondere il proprio viso si passa al nascondere alcune parti di noi, quelle "vergognose", fino a nascondere noi stessi, isolandoci e arrivando a vedere un' unica soluzione: scomparire.

Scritto da: Stefania Sedini