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Durante i nostri incontri nelle scuole con i genitori il tema del SEXTING è sempre uno dei più coinvolgenti, si sottovaluta spesso la pericolosità e che l'età più colpita è quella dell'adolescenza.

Le indagini sono partite dai sospetti dei genitori della minore.
Dopo le minacce del giovane, la minore ha cominciato ad assumere atteggiamenti strani, di chiusura verso il mondo esterno.
Le indagini hanno consentito di delineare, rilevano i carabinieri, «un grave quadro accusatorio» attorno al ragazzo indagato, ritenuto responsabile di aver indotto la minore, con la quale aveva instaurato una relazione avviata via web, a inviargli video e foto dal contenuto erotico con la minaccia di lasciarla e di inviare il video a terzi. Il responsabile, si apprende, è un giovane disoccupato, incensurato. Ora è nel carcere di Poggioreale.

Durante i nostri ultimi incontri con gli alunni della scuola Leonardo da Vinci, i ragazzi hanno segnalato due articoli sul tema del GROOMING (adescamento di minori online).
I Social Network (Instagram e Facebook) sono il canale preferito per entrare in confidenza con i ragazzi fingendosi coetanei. Lunedì 5 febbraio vedremo nel dettaglio le fasi dell'attacco durante l'incontro di formazione per genitori.


Voleva farsi un selfie mentre il treno era in arrivo, alle sue spalle, lo ha persino indicato con il dito, per mettersi in posa meglio, ma non ha considerato che si trovava troppo vicino ai binari. Shiva, questo il suo nome riportato dai media locali, è stato travolto ma è sopravvissuto all’impatto, anche se ha riportato ferite molto gravi alla testa.

 
 
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Sono sempre di più gli studi sulla qualità del sonno in bambini e adolescenti che utilizzano dispositivi elettronici e digitali a letto e prima di dormire.
Secondo un nuovo studio condotto presso l’università del Colorado-Boulder e pubblicato sulla rivista Pediatrics i bambini e gli adolescenti sono particolarmente vulnerabili agli effetti dei dispositivi elettronici, come smartphone e tablet, i quali possono interferire con la qualità del sonno e riducono le ore di riposo.
 
Sono state prese in esame le abitudini di 454 bambini e adolescenti e sono emersi i seguenti dati: il 60% di loro va a letto con il cellulare, il 45% lo usa come sveglia e ben il 90% dei bambini tra i 5 e i 17 anni vanno a letto tardi, dormono poco e male proprio perché non riescono a state lontani dallo smartphone quando invece dovrebbero riposare durante la notte.
 
I ricercatori hanno spiegato che la luce emanata dai dispositivi ha degli effetti negativi sui ritmi circadiani e sulla fisiologia del sonno, abbassando il livello di melatonina del corpo, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia. La luce è il nostro orologio naturale. Quando la luce colpisce la nostra retina durante le ore serali, invia una cascata di segnali al sistema circadiano al fine di tenere a bada la melatonina e di ritardare ilsonno”, ha spiegato Monique LeBourgeois, professore associato del dipartimento di fisiologia al CU Boulder e autrice dello studio.
                                     
Gli studiosi sottolineano che esposti alla stessa intensità di luce, adulti e bambini producono una risposta diversa, in quanto, il livello di melatonina dei bambini si riduce di ben due volte in più rispetto al livello negli adulti.
 
Questo fenomeno conosciuto come VAMPING, non ha solo effetti fisiologici sul sonno ma comporta anche ricadute sui vissuti emotivi legati ad esso in quanto non si permette al bambino quella fase di rilassamento emotivo e cognitivo che accompagna al sonno ma resta fortemente attivato dai contenuti che sta guardando.
 
Alcuni suggerimenti?
a) Limitare l’utilizzo dei media digitali ai bambini nelle ore che precedono il sonno notturno;
b) Spegnere tutti i dispositivi nelle stanze da letto, e collocarli in una stanza lontana;
c) dare delle regole sull’utilizzo dei dispositivi (tempo, orario, tipologia).
 
 
 
 
 
 

Progetto MASSERE - WhatsApp a pagamento BUFALA

In queste ultime settimane ho ricevuto diversi messaggi di genitori che chiedevano informazioni in merito al passaggio da gratuito a pagamento dell'APP WhatsApp.
Naturalmente si tratta di BUFALA e a cascarci sono spesso proprio i genitori (immigrati digitali), come successo più volte in passato ciclicamente rispunta questa catena di S.Antonio dove a cascarci sono milioni di italiani.

CONSIGLI:
Quando si riceve un messaggio del genere, prima di condividerlo con i propri amici aumentando la diffusione è sempre bene verificare l’autenticità.
Nessuna comunicazione Ufficiale è stata rilasciata dal Blog di WhatsApp dove vengono presentate tutte le novità e relative funzioni.
WhatsApp è l'App più installata e conta oltre un miliardo di utenti attivi, dai nostri sondaggi nelle scuole ad alunni e genitori si nota come ben il 98% delle persone possessori di uno smartphone connesso ad internet ha WhatsApp installato.

ARTICOLI CORRELATI:

COSA SI RISCHIA?
In questo cano nulla, è la classica catena di S. Antonio che ci tartassa da olter 15 anni con i primi SMS, ma in passato questi messaggi rimandavano a un sito malevolo che installa estensioni del browser e attiva servizi a pagamento.
Ricordiamo che le nuove funzioni/aggiornamenti passano sempre tramite i negozi ufficiali dell'app (Apple Store per iOS e Google Play Store per Android).

INTERESSANTI ARTICOLI SULLE TRUFFE CON WHATSAPP:

  • La Repubblica: WhatsApp, l'esca del nuovo look: occhio alla truffa dei colori [Leggi articolo completo]
  • ADN Kronos: "iPhone 7 in regalo", l’ultima truffa su WhatsApp [Leggi articolo completo]
  • Leggo: Falsi buoni di Decathlon, il ritorno su WhatsApp in vista del Natale. Il link non porta direttamente al sito di Decathlon, che non ha niente a che vedere con la vicenda, bensì ad un altro sito che potrebbe infettare i vostri dispositivi o 'rubare' i vostri dati. [Leggi articolo completo]

 


Andrea Massa - Progetto Massere - @massere82Autore:
Andrea Massa
Resp. INFORMATICO - Progetto MASSERE

 

Con un’ordinanza molto particolare il tribunale di Roma, sez. I civile, 23 dicembre 2017 ha accolto la richiesta di un minore finalizzata ad ottenere l’eliminazione, dal profilo social della madre, di contenuti (tra cui diverse foto) che lo riguardano.

L’ordinanza ha intimato il genitore a eliminare le foto del figlio minorenne, pena una maxi sanzione fino a 10.000€.

Occorre subito chiarire una cosa: la donna non è stata condannata a pagare questa cifra (come riportato erroneamente da diversi commenti dell’ordinanza), bensì è stata invitata a interrompere tale comportamento, pena la possibile sanzione pecuniaria.

Il caso vede coinvolta una madre che era solita pubblicare foto e informazioni del figlio minorenne che ledevano la privacy del ragazzo (non si tratta di semplici foto, ma di ripetuti contenuti che creavano un continuo imbarazzo nel figlio, data la delicatezza delle informazioni rese note).

Il giudice ha fondato la sua decisione applicando l’art. 96 della legge sul diritto d’autore che dispone “Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa” e l’art.16 della Convenzione di New York che prevede “Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione”.

Come abbiamo sempre esposto nei nostri interventi, la regola che disciplina la pubblicazione di foto/video è quella del consenso.

Per i minori il consenso deve essere rilasciato dai genitori, allora cos’è successo in questo caso di specie? Il nostro diritto permette al minori di acquistare, con il passare degli anni, sempre più indipendenza; infatti l’art 409 comma 2 del codice civile prevede che i minori possono “in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana”, così non fosse ogni minorenne dovrebbe essere munito di autorizzazione dei genitori per ogni attività della vita quotidiana (comprare un giornale, un biglietto per un mezzo di trasporto o un capo di abbigliamento).

Partendo da tale presupposto e in linea con la nuova legge sul cyberbullismo, che permette al minori ultraquattordicenne di chiedere direttamente la rimozioni degli elementi di disturbo, la giurisprudenza ed il legislatore stanno cercando di dare tutele sempre più dirette, immediate e autonome ai ragazzi vittime di comportamenti pregiudizievoli online.

Non cambia la regola generale in base alla quale il consenso per la pubblicazione di foto del minore deve essere richiesto ai genitori, è solo concessa una tutela diretta e incisiva nel caso in cui i genitori approfittino di tale prerogativa per compiere comportamenti lesivi e non finalizzati a nessuna utilità.

Per approfondire:

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Autore:
Matteo Meroni
Responsabile tematiche legali